English Translation Norsk Oversettelse Svensk Översättning Suomenkielinen Käännös Português Tradução Traducción en Español Traduction Française Nederlandse Vertaling Deutsch Übersetzung Dansk Oversættelse Český Překlad Slovenské Preklady Polskie Tłumaczenie Lietuvių Vertimas Latviešu Translation Український Переклад Русский Перевод Slovenski Prevod Hrvatski Prijevod Српски Превод Română Traducere Български Превод Ελληνική Μετάφραση תרגום לעברית تترجم إلى العربية हिंदी में अनुवाद 에서 번역 한국어 Dịch tiếng Việt, Terjemahan di Indonesia Isinalin sa Tagalog 翻译成中国 日本語の翻訳
Logo Google
Powered By Blogger Licenza Creative Commons  
Logo Wikipedia
Visualizzazione post con etichetta La Stampa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La Stampa. Mostra tutti i post

Il bizzarro italiano d’o professore


Nonostante sia professore liceale di italiano e latino, Antonio Marcianò ha dimostrato in più di un’occasione di non avere poi una gran dimestichezza con il nostro idioma (quanto volutamente non si sa): ad esempio, come esemplificato in questo mio post, non riesce a cogliere la differenza tra causa della formazione delle scie di condensa e causa del loro aumentato numero.
Oppure, come analizzato nei dettagli qui, dimostra di avere una fortissima idiosincrasia verso le espressioni «aerosol» e «materiale biologico aerodisperso», tanto da non riuscirne a capire il significato contestualizzato neanche con l’ausilio di un dizionario.

Nell’ultimo caso il nostro professore cercò di far passare come scusa alla propria incomprensione, l’uso di oscuri tecnicismi da parte del CNR, come se fosse un qualche rarissimo fenomeno l’uso di parole tecniche in pubblicazioni specialistiche, come se il concetto di «aerosol atmosferico» fosse di difficilissima comprensibilità.

Già quella era una delle scuse più zoppicanti che abbia mai letto in vita mia e sono proprio curioso di leggere cosa Zret riuscirà ad inventarsi ’sta volta, riguardo a questa sua ultima uscita, un post dove Zret tira in ballo l’articolo de «La Stampa» qui riprodotto:

articolo de La Stampa

Riferendosi ad esso, Antonio Marcianò scrive:

Il quotidiano La Stampa ha pubblicato, in data 18 marzo, un articolo che mette in correlazione, sebbene con i consueti modi dubitativi, tipici dei media di regime, le piogge cadute recentemente nella Liguria occidentale con una strana epidemia di origine virale.

«Un articolo che mette in correlazione»? «Modi dubitativi»?
Ma ’o professore l’articolo che vorrebbe commentare l’ha davvero letto tutto (e sì che è bello corto) oppure si è limitato a leggere il titolo?
Qui non ci sono tecnicismi, è solo espresso un concetto semplice semplice, usando un italiano altrettanto elementare: Zret come caspita l’avrà capita questa frase dell’articolo incriminato (il grassetto è mio)

Qualcuno ha persino collegato direttamente la pioggia alla sindrome, come se nelle gocce fosse presente un qualche strano virus. Ovviamente, non si tratta di nulla del genere.

Dove la vede la correlazione, dove li vede i modi dubitativi? Lì dice chiaro e tondo che collegare direttamente pioggia e sindrome influenzale susseguente non ha senso, che un collegamento del genere non esiste.
Ma se qualcuno scrivesse «ci sono alcune persone che sono convinte che la Terra sia piatta ma ovviamente non è affatto così», ’o professore capirebbe che quel qualcuno starebbe mettendo in dubbio la sferoidalità della Terra?
Avendo fatto studi classici, conoscerà almeno le fallaciae, in particolare quella detta «post hoc»?

A questo punto si apre un ventaglio di possibilità:
  • Zret non ha neanche letto l’articolo, figuriamoci capirlo
  • Zret l’articolo l’ha letto, ma soffre di un’acuta forma di dislessia
  • Zret l’articolo l’ha letto e non è dislessico, ma, nonostante prenda soldi per insegnarlo in un liceo, non conosce abbastanza l’italiano da riuscire a comprendere frasi lapalissiane come quella che ho evidenziato
  • Zret l’articolo l’ha letto e l’ha capito perfettamente ma ne ha volutamente stravolto il senso, convinto che i suoi lettori siano poveri boccaloni cui si può dare a bere qualsiasi frescaccia, in quanto si fidano ciecamente della sua parola senza effettuare mai nessuna verifica
Ai lettori (intendo quelli che almeno l’italiano base lo comprendono), l’ardua sentenza.