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I taroccamenti d’o professore

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Ci risiamo, un altro taroccamento in perfetto stile degli Auto Proclamatisi Guru della Sacra Setta delle Scie Chimiche, cioè prendere qualcosa scritto da altri e stravolgerne il senso a forza di omissioni, aggiunte arbitrarie e manipolazioni delle frasi citate.

Questa volta è toccato alla pagina del sito della Lenntech dedicata all’alluminio, questa, riportata qui da Zret, alias Antonio Marcianò (pagina congelata a futura memoria qui).
Leggendo il post su TankerEnemy ne emerge un ritratto inquietante dell’alluminio, descritto come elemento assai pericoloso: il bello è che la stessa identica pagina l’avevo inserita io come fonte nel mio post sugli elementi e le analisi chimiche, per sottolineare proprio l’opposto e cioè come l’alluminio sia, oltre che comunissimo nel terreno (e quindi nella polvere), praticamente innocuo (a meno che, ma questo vale per tutto, acqua compresa, non sia assorbito in quantità molto, ma molto, elevate).

Detta così, sembrerebbe che o io oppure ’o professore Antonio abbiamo interpretato male la pagina del sito della Lenntech in questione: la realtà è che sia io che lui abbiamo capito benissimo il contenuto di quella pagina, che è quello esposto da me, ma lui, con l’estrema “onestà intellettuale” che da sempre lo contraddistingue, ha scelto di riportarela censurando le frasi che non si attagliano alla sua tragi-comica fissazione maniacale riguardo le “scie chimiche”, e aggiungendone altre inventare di sana pianta su fantomatiche “dispersioni in atmosfera”, nel palese tentativo di capovolgere il senso dello scritto originale.

Ma vediamo nel dettaglio: nelle citazioni metterò in corsivo la frase originale dal sito della Lenntech seguita dalla manipolazione effettuata nel post scritto da Antonio Marcianò (eventuali grassetti sono i miei, per evidenziare le suddette mistificazioni, eventuali errori di ortografia sono presenti nelle frasi originali che mi sono limitato a copincollare).


Proprietà
Che l’alluminio non è tossico, viene detto praticamente subito, ma ’o professore ci mette una pezza, togliendo due paroline a lui tanto antipatiche:

L'alluminio è (come gli altri metalli) non magnetico non tossico e non-infiammabile.

L'alluminio non è magnetico e non è infiammabile a temperature ordinarie, pur essendo estremamente avido di ossigeno.


Poi, i «milioni di prodotti differenti», che fa ben capire come l’alluminio sia presente praticamente ovunque nelle attività umane, diventa «manufatti più svariati», come dire molta roba ma non poi così tanta:

L'alluminio è usato in molte industrie per realizzare milioni di prodotti differenti ed è molto importante per l'economia mondiale.

L'alluminio è, infatti, usato in molte industrie per realizzare i manufatti più svariati e riveste quindi una grossa importanza nell'economia mondiale.


La frase in cui si dice che l’alluminio contribuisce alle proprietà del terreno in generale viene trasformata in modo da far credere che si parli di una sua diffusione solo in certi tipi di terreno: in realtà l’alluminio è diffusissimo ovunque nel suolo, anche se ci saranno ovviamente luoghi in cui tale elemento è presente in concentrazioni più o meno elevate.

L'alluminio contribuisce notevolmente alle proprietà di terreno, dove è presente pricipalmente come idrossido di alluminio insolubile.

Sotto forma di idrossido non solubile, caratterizza fortemente i terreni che lo contengono.


Effetti sulla salute
Di nuovo, la pagina sottolinea come l’alluminio sia da ritenersi fondamentalmente innocuo, se non a concentrazioni molto elevate (discorso che vale, ripeto, per tutto ciò che esiste in natura), nonché uno dei componenti principali della crosta terrestre e uno dei metalli più usati in assoluto. Indovinate che fine hanno fatto, dopo essere passate per le mani ’o professore, le frasi che contenevano queste informazioni:

L'alluminio è uno dei metalli più ampiamente usati ed anche uno dei composti più frequentemente presenti nella crosta terrestre. A causa di cio', l'alluminio è comunemente noto come composto innoquo. Tuttavia, quando qualcuno viene esposto ad elevate concentrazioni, cio' può causare problemi di salute.

L'esposizione ad elevate concentrazioni può causare problemi di salute.


E già che ci siete, indovinate quali malattie ’o professore ha ritenuto di aggiungere alla lista dei disturbi che dosi elevate di alluminio possono provocare.

Un'assunzione continuata di concentrazioni significative di alluminio puo' provocare seri effetti sulla salute, come:
- danneggiamento del sistema nervoso centrale
- demenza
- perdita della memoria
- indebolimento
- severo tremore



Un'assunzione continuata di concentrazioni significative di alluminio può provocare seri effetti sulla salute, come i seguenti:
- danneggiamento del sistema nervoso centrale
- demenza
- perdita della memoria
- indebolimento generale e stanchezza cronica (astenia)
- forte tremore
- malattia di Alzheimer
- morbo di Parkinson

Forse Zret si aspetta un ringraziamento per aver avuto almeno il pudore di non ficcarci anche il Morbo di Morgellons...
Da notare che non solo alla Lenntech non si sono mai sognati di attribuire per certo Alzheimer e Parkinson ad alte dosi di alluminio, ma che tali correlazioni certe tra alluminio e Alzheimer oppure tra alluminio e Parkinson non sono presenti neppure in nessun sito o pubblicazione seria (ripeto, parlo di siti e pubblicazioni serie, non dei siti spazzatura di sciachimisti, complottisti e sostenitori di “medicine alternative” che tanto assomigliano, in quanto a metodi, alla stregoneria).

Riguardo l’Alzheimer sono stati fatti studi in proposito, ma in ben trent’anni di ricerche, ancora non si sono trovate prove certe (fonte):

I ricercatori hanno studiato i possibili effetti dell'alluminio sulla malattia di Alzheimer per oltre trent'anni. Tuttavia, sebbene la ricerca continui, non esistono prove definitive che esista un nesso causale tra l'alluminio e la malattia di Alzheimer.

Riguardo il Parkinson, poi, neanche si è mai ipotizzata una tale correlazione. Anzi, l’alluminio viene addirittura utilizzato nello strato di rinforzo per un cerotto transdermico a base di rotigotina sperimentato per il trattamento del Parkinson allo stadio iniziale (fonte).


Effetti ambientali
Gran finale: eliminazione di un intero paragrafo e sua sostituzione con uno dei deliri sciachimisti più quotati dai Marcianò Bros:

Gli effetti di alluminio sono stati portati alla nostra attenzione, soprattutto a causa di problemi d'acidificazione. L'alluminio può accumularsi in piante e causare problemi di salute per gli animali che consumano tali piante.
Le concentrazioni di alluminio sembrano essere più alte nei laghi acidificati. In questi laghi il numero di pesci e di anfibi sta diminuendo a causa delle reazioni degli ioni alluminio con le proteine nelle branchie dei pesci e negli embrioni delle rane.


Disperso in atmosfera sotto forma di particolato viene usato per creare un plasma elettroconduttivo ad usi militari ed uno schermo ai raggi solari.

Non c’è bisogno che spieghi il perché della boiata aggiunta, spero.
Interessante invece il motivo per cui il paragrafo che ho riportato sia stato censurato: perché in esso viene ben spiegato che ci si sta riferendo non a tutto l’ecosistema terrestre ma solo ad un particolarissimo tipo di ambiente, cioè i laghi acidificati. Quindi, quando subito dopo viene scritto (frase mantenuta da Antonio Marcianò nel suo taroccamento):

Alte concentrazioni di alluminio causano non soltanto effetti sui pesci, ma anche su uccelli e su altri animali che mangiano i pesci e gli insetti contaminati e sugli animali che respirano alluminio attraverso l'aria. Le conseguenze sugli uccelli che mangiano i pesci contaminati consistono nell'assottigliamento dei gusci delle uova nella nascita di pulcini sotto peso. Le conseguenze sugli animali che respirano alluminio attraverso ll'aria possono essere problemi ai polmoni, perdita di peso e diminuzione dell'attività.

è altrettanto chiaro che si parla solo di quel particolare ambiente.
Eliminando le frasi precedenti e mantenendo queste ultime, ’o professore vuole far intendere che simili effetti deleteri non avvengano solo in un ben determinato e circoscritto tipo di ecosistema, ma su tutto il globo terracqueo, senza eccezioni.

Non ci credete? Pensate io sia troppo sottile e troppo prevenuto nei confronti di Zret e che tenda a vedere il marcio anche dove non c’è?
Non è così e la conferma che le cose stanno come sostengo viene dall’esame di come è stata deformata e troncata la frase subito successiva:

Alte concentrazioni di alluminio possono essere presenti non soltanto in laghi acidificati e nell'aria, ma anche nell'acqua freatica di terreni acidificati.

Alte concentrazioni di alluminio possono essere presenti non soltanto inegli ecosistemi e nell'aria soprattutto a seguito di intense irrorazioni aeree, ma anche nell'acqua freatica.

Notate come cancellando le parole «in laghi acidificati» per sostituirle con «negli ecosistemi» a ’o professore, sia sfuggita la «i» iniziale così che risulta scritto «inegli ecosistemi».


Dopo tutto questo, voglio proprio vedere chi ha ancora la faccia tosta di affermare che quelli che ho evidenziato sono sbagli fatti in buona fede e non intenzionali omissioni e storture fatte in mala, anzi pessima, fede.

Intendiamoci: io non ho molto tempo da dedicare a scrivere post nel mio blog, quindi non pensiate che gli unici esempi di ciò che ho descritto sono quelli che trovate qui.
Quando si parla di citare una fonte seria, da parte dei Marcianò Bros in particolare o degli sciachimisti in generale, il lavoro di taglia—cuci—aggiungi—deforma—inganna che ho illustrato è la regola, non l’eccezione.
Infatti, se ci fate caso, nei post dei due fratelloni imbroglioni (ma anche in quelli degli altri siti sciachimisti), sono sempre e solo linkati altri loro post o pagine di altri siti sciachimisti e praticamente mai la fonte originale.
Perché? Evidentemente per impedirne, o per lo meno renderne il più difficoltoso possibile, il reperimento e quindi il confronto con quanto scritto da loro: confronto dal quale emergerebbero tutte le censure, forzature e distorsioni attuate, nonché le balle inserite a forza e non presenti nell’originale.
Una dimostrazione di ciò si trova anche nel post che ho appena esaminato, dove ’o professore Antonio Marcianò indica come fonte il sito della Lenntech, ma si guarda bene dal linkare la pagina precisa che è stata presa come riferimento e poi bellamente stuprata: è già grasso che cola, rispetto alle sue abitudini, che metta un link alla pagina principale del sito della Lenntech.

Tra l’altro, per chi non l’avesse ancora capito, questo comportamento spiega perché, spesso e volentieri, i fratelli Marcianò vengano criticati per la loro preparazione e i loro comportamenti.
Infatti se è vero che la regola generalmente valida è che si deve discutere sul messaggio e non sul messaggero, è anche vero che una notevole eccezione si deve avere quando messaggio e messaggero coincidono: la scelta di ciò non dipende dai critici, ma dal messaggero stesso che sceglie di fare tale identificazione, e che quindi si deve assumere la responsabilità delle conseguenze.

In altre parole, se Tizio afferma che una cosa è così perché lo dice lui, fa coincidere messaggio e messaggero: chiunque voglia andare a verificare le credenziali e l’affidabilità della fonte è obbligato da Tizio ad andare a verificare le credenziali e l’affidabilità di Tizio stesso.

Dato che i Marcianò Bros usano prevalentemente se stessi come fonte primaria, nessuna meraviglia se si va a verificare quanto siano persone serie e preparate: la scelta è loro, loro la responsabilità di questo. E se andando a verificare si scopre che non solo la loro preparazione nei campi in cui pretendono di discettare è nulla ma anche che imbrogliano a tutto spiano, la colpa rimane loro e delle loro scelte: dopo tutto se Tizio ruba è lui che si sputtana come ladro, rubando, e certo non lo denigrano quelli che scoprono e mettono in luce i suoi furti.


I taroccamenti sciachimisti


Esaminiamo, per l’ennesima volta, come i Marcianò Bros, giocando con le parole e con le immagini, cerchino di far passare per misterioso ciò che misterioso non è, anzi è di una banalità sconcertante, non disdegnando per tale scopo l’abuso di “notizie” che, per loro stessa ammissione, sanno essere completamente sballate.

Nella fattispecie, in questo “articolo” dei fratelloni imbroglioni si vorrebbe far passare per l’immagine dell’interno di un “tanker chimico” quella che in realtà è la ripresa dell’interno di un Boeing durante i test di volo, cioè quei test che ogni singolo aeroplano deve passare prima di essere dichiarato adatto al volo.

Si inizia descrivendo l’aeroporto Pinal Airpark, nei pressi di Marana, Arizona, come un segretissimo impianto della CIA e della NSA dove gli aerei civili verrebbero riconvertiti in “tanker chimici”: parola di Tim White, Viet Nam Vet (USAF), Concerned Citizen.
Ma il signor Tim White, sedicente veterano della guerra del Vietnam, evidentemente è rimasto al tempo di quella guerra, visto che Marana era sì il quartier generale delle operazioni aeree della CIA, ma durante la guerra del Vietnam appunto, cioè più di trent’anni fa: non è certo un gran segreto, visto che viene riportato pure sulla Wikipedia in lingua inglese, qui.
Ora l’aeroporto è la base, come si legge nel link appena fornito, dalla Evergreen Aircraft Maintenance Facility e del Silverbell Army Heliport.

Che poi siamo sempre lì: perché diamine i cattivoni che dominano il mondo, quelli che riescono a mettere in piedi il più grande e complicato complotto mai concepito, che coinvolgerebbe milioni di persone tutte fedelissime e infallibili, dovrebbero poi essere contemporaneamente così beoti da fare le loro porcate sotto gli occhi di tutti?

In un più unico che raro impeto di generosità nei confronti del raziocinio, se lo chiedono pure gli ineffabili fratelli Marcianò, in quest’altro post di “approfondimento”:

Approfondendo la ricerca, ci siamo imbattuti nelle nitide immagini satellitari della Pinal Airpark-Marana base (Arizona), mostrate da Google Earth. Strano è che proprio quel sito non sia a bassa risoluzione o addirittura completamente offuscato come sempre si verifica, allorquando si ricercano altre aree militari destinate a rimanere top secret.

Già, che strano, vero? Senza contare le centinaia di fotografie a riguardo che si trovano su airliners.net.
Sarà che quella non è un’area militare destinata a rimanere segreta? Troppo facile? Troppo poco intrigante?

Subito pentitisi dell’inaspettata concessione fornita al buon senso, i due cercano di propinare una risposta che definirei geniale nella sua idiozia:

Se vuoi nascondere un oggetto, mettilo bene in vista.

Capito voialtri imbecilloni che quando volete nascondere qualcosa lo chiudete bene a chiave da qualche parte? In mezzo alla stanza dovete lasciarlo, sotto gli occhi e a disposizione di tutti, altro che storie.

Non basta, l’acume d’o comandante e d’o professore va ben oltre:

In effetti, ci viene fatto notare, sempre dai soliti noti, evidentemente molto interessati a smentire sempre e comunque, che quella base è semplicemente un cimitero di aerei dismessi. Non siamo assolutamente d’accordo. Ciò è quanto si vuole forse che si creda e da qui il motivo per cui non si ci si è adoperati per nascondere quel sito! Spesso l’apparenza inganna: infatti sia le foto satellitari di Google Earth sia alcune fotografie liberamente pubblicate dal sito Airlines.net, mostrano molti aerei ben conservati ed... "impacchettati" con cura (tra questi anche le aerocisterne KC-10), per evitare che si danneggino sotto al sole ed alle intemperie. Un cimitero per aerei, quindi?

Ma non solo! Si nota una certa attività intorno ad alcuni velivoli, che sembrano venire sottoposti ad un completo restyling nonché sostituzione di pezzi quali motori, carrelli etc. (è presente una vasta porzione dell’area ove sono ordinatamente disposti centinaia di componenti meccanici), attraverso, per esempio, la riverniciatura degli stessi (di colore bianco) e la cancellazione dei loghi di compagnia originari.

Esatto, spesso l’apparenza inganna: infatti a guardarli in fotografia Rosario e Antonio sembrano esseri umani normodotati, ma appena scrivono di queste fesserie ecco che l’illusione si spezza.
Perché, perché sono così masochisti che non si informano mai un minimo prima di lasciarsi andare a certe esternazioni da “so-tutto-io-e-a-me-non-la-si-fa”, che in realtà rivelano un’ignoranza abissale da parte loro?

Forse credono che un «cimitero di aeroplani» sia come un cimitero per esseri umani, con un paio di becchini che seppelliscono gli aerei “defunti”. Invece no, trattasi solo di un modo di dire per indicare un luogo dove si raccolgono gli aerei non più in uso effettivo, però non necessariamente per rottamarli: di questi aircraft boneyard negli USA ne esistono parecchi, anche privati, come si può vedere per esempio qui.
Chissà come mai, tra tutti quelli esistenti, i fissati delle “scie chimiche” si sono incaponiti proprio col Pinal Airpark: misteri della fede sciachimista.

Certo, alcuni dei velivoli ivi destinati saranno dei ferrivecchi irrecuperabili e in tal caso li si smonta per recuperare il possibile e smaltire il resto: da qui la sostituzione dei pezzi e la «vasta porzione dell’area ove sono ordinatamente disposti centinaia di componenti meccanici».

Di contro molti aerei, ancora in grado di svolgere un servizio attivo seppure datati, vengono solo stoccati per mantenerli in buono stato nel caso che vengano richiamati in servizio: da qui la scelta, per questi «cimiteri di aeroplani», di posti idonei allo scopo, cioè luoghi con poca umidità per evitare la corrosione; da qui il cosiddetto (da Rosario) “impacchettamento”, che in realtà è proprio una verniciatura protettiva, la «riverniciatura degli stessi (di colore bianco)», per dirla di nuovo con Straker.

Eggià, dato che gli aeroplani non sono frullatori, che quando si rompono costa meno comprarne uno nuovo che riparare il vecchio e che soprattutto si trovano in vendita a mucchi nel negozio dietro l’angolo: gli aerei di linea costano fino a decine di milioni di euro e bisogna prenotarli con anni di anticipo per acquistarne di nuovi, essendo costruiti su ordinazione.
È quindi del tutto logico che le compagnie aeree, quando decidono di non mantenere in servizio attivo un velivolo ancora utilizzabile, non lo buttino via: o lo vendono oppure lo tengono di riserva, nel caso che uno degli aerei ancora in servizio effettivo abbia guasti consistenti e non sia fruibile per lunghi periodi di tempo.

E non è che le compagnie aeree siano mosche bianche nel comportarsi così: quella illustrata è una sana abitudine di tutte le aziende che utilizzano macchinari molto costosi e difficili da reperire in quattro e quattr’otto, tanto che in economia esiste un termine apposito per indicarla, cioè mothballing, letteralmente «mettere in naftalina». Infatti, con una rapida ricerca in Internet, si trovano facilmente ditte specializzate nel mothballing di aerei, come per esempio questa, tanto per dire quanto quella descritta sia una pratica così astrusa.

Ma andiamo avanti, che ’o comandante e ’o professore ne hanno altre, di geniali osservazioni, da fornirci:

Curiosa, inoltre, la presenza di velivoli appartenenti alla compagnia di bandiera Alitalia!

Perché curiosa? Cosa avrebbe l’Alitalia di diverso dalle altre compagnie aeree? Forse che lei non dismette mai alcun aereo? Forse che a lei e solo a lei forniscono velivoli indistruttibili e garantiti per l’eternità?


Pure... in un’area separata, si nota la presenza di decine di elicotteri neri (apparentemente si tratta di elicotteri multiruolo Apache Longbow), i quali appaiono in buonissimo stato e parcheggiati con ordine.

Pure... su questo Rosario poteva informarsi prima di straparlare. Infatti, tra gli altri, il Pinal Airpark è anche usato dal «Western ARNG Aviation Training Site» (WAATS) proprio per gli ARNG AH-64 Apache da loro usati per l’addestramento dei piloti. E poi che pretendeva il Marcianò, che mettessero gli elicotteri in pila uno sull’altro, invece di parcheggiarli con ordine?


Stessa cosa si può dire per quanto riguarda un buon numero di velivoli dalla linea fortemente aerodinamica e che, senza dubbio, non possono di certo essere aeroplani dismessi.

Come no, se gli aerei hanno una linea fortemente aerodinamica, mica possono invecchiare e guastarsi, mica possono diventare obsoleti perché non più abbastanza economici e produttivi da utilizzare. Per la cronaca, il buon Straker si riferisce a questa fotografia:



Anche qui se Rosario Marcianò, sedicente «appassionato di aeronautica» che però non sa distinguere un deltaplano da un Airbus (ma neanche da un autobus, se è solo per questo), si fosse informato un attimo, avrebbe scoperto che quelli ritratti sono dei Beechcraft Starship costruiti alla fine degli anni ’80 dalla Beech Aircraft Corporation, all’epoca famosi, oltre che per la linea e i materiali futuristici usati, per essere costosi e lenti rispetto ai velivoli della stessa fascia concorrenti, nonché difficili da governare per l’eccessiva tendenza al «delfinamento» (phugoid cycle, in inglese): per tutto ciò sono stati un clamoroso fallimento commerciale e alla fine sono stati ritirati dalla stessa casa produttrice.


Torniamo al cosiddetto interno del “tanker chimico”: come anticipato in realtà si tratta di un Boeing durante il test di volo, necessario per ogni velivolo prodotto per ottenere l’abilitazione all’utilizzo. Quei barilotti contengono un liquido che viene spostato in modo da variare velocemente e con facilità il baricentro dell’aeroplano ed effettuare così i necessari test nelle diverse possibili condizioni d’uso.

Ancora una volta si tratta di una situazione normalissima su cui in rete si trovano parecchie testimonianze, anche fotografiche (immagini provenienti rispettivamente da qui, qui, qui, qui e qui):












E non contenti di aver documentato il loro crimine con tutte queste fotografie, quegli avvelenatori di massa della Boeing ci hanno fatto pure un video (richiede RealPlayer per la visione), gli impuniti.

Persino sul sito rense.com, specializzato nel pubblicizzare ogni teoria strampalata esistente al mondo, comprese le “scie chimiche”, c’è una confutazione della fantasiosa interpretazione data dagli sciachimisti duri e puri a quella fotografia e viene anche spiegato che, appunto, di un semplice test di volo si tratta (vedere qui).


L’apice della buffonata si raggiunge quando Rosario afferma che lui e Antonio erano perfettamente al corrente di tutto ciò, e nonostante questo hanno scelto ugualmente di strombazzare che l’immagine sarebbe quella dell’interno di un “tanker chimico”.

Scommetto che nessuno riuscirebbe a concepire in base a quale motivo i due sostengono di aver preso questa decisione a dir poco scorretta, se non ignobile: «in ossequio al dovere di cronaca»!!!
Tranquilli, lo so che è assolutamente incredibile e fuori dal mondo, ma avete letto bene, non siete né preda di allucinazioni visive né avete bisogno di occhiali nuovi, i Marcianò Bros dicono proprio di aver scientemente deciso di pubblicare e pubblicizzare una fanfaluca che sapevano essere inequivocabilmente tale «in ossequio al dovere di cronaca»:

Qualcuno si è prontamente curato di farci sapere che... "Sono delle prove di stabilità con spostamento di peso della Boeing". Erano dettagli dei quali eravamo già al corrente. Qui ribadisco che riportiamo notizie riportate, in ossequio al dovere di cronaca.

Capito qual è il «dovere di cronaca» secondo ’o comandante e ’o professore? Riportare le stupidaggini pari pari, ben sapendo che sono stupidaggini, solo perché fa comodo alle loro tesi: dalle mie parti questa si chiama «bieca e faziosa propaganda» e non »dovere di cronaca», ma ormai sappiamo che i Marcianò Bros usano un dizionario molto diverso da quello usato da noi comuni mortali (per maggiori dettagli su come il mirabolante duo stupra il concetto stesso di «informazione», vedere questo post).

Non contento delle fesserie sostenute fin qui, Rosario in un commento aggiunge:

Inoltre la foto indica delle scritte dal significato inequivocabile.

Piuttosto, è il contrario! Vengono utilizzate apparecchiature in uso per i test di volo per gli scopi descritti nel post.


By Blogger :: Straker ::, at 10 febbraio, 2008 17:32

Logico, no? I cattivoni organizzatori del complottone, attrezzano gli aerei per spargere schifezze e che fanno? Li riempiono di serbatoi per contenere la roba da diffondere, sfruttando al meglio tutto lo spazio disponibile? Nossignori, troppo semplice: usano una ventina di barilotti lasciandone libero e inutilizzato il 95%, così da dover atterrare per rifornirsi e ridecollare ogni mezz’ora (quasi tutta spesa in decollo e atterraggio, visto che, il contenuto di quei barilotti, si potrà nebulizzare sì e no in mezzo minuto).
D’altro canto, che gusto ci sarebbe a mettere su un Complottone Totale e Globale come quello delle “scie chimiche”, senza complicarsi inutilmente la vita?


Terminiamo in bellezza proprio con le summenzionate «scritte dal significato inequivocabile», che sono, come si legge nel corpo del post dei fratelloni imbroglioni:

Si osservino anche le scritte: in alto, in fondo, si legge "Sprayer!!" ("dispositivo di irrorazione") e più sotto "Hazard inside" ("Pericolo"). Su uno dei recipienti a destra, si può leggere la dicitura "Lock care", ossia "Chiudere con cura".

riferendosi a questa immagine (cliccarla per ingrandirla):



Riguardo all’interpretazione della scritta sui fusti, individuata come «LOCK CARE», essa è ridicolmente sbagliata: basta osservare l’ultima immagine da me postata (questa) per accorgersi che in realtà c’è impresso «LOAD BANK», cioè «LINEA DI CARICO».

Riguardo invece agli altri due avvisi, cioè «Sprayer!!» e «HAZARD INSIDE» non ho dubbi, dicono proprio così: qualche malfidato potrebbe insinuare che quelle scritte siano alquanto confuse e non si leggano per niente, o che la prima parola della seconda riga assomigli di più ad HAZMAT piuttosto che ad HAZARD (che avrebbe anche molto più senso come avviso, cioè avvertire della presenza di materiali pericolosi e non di situazioni pericolose), ma io sostengo, e senza tema di smentita, che quelle due scritte sono esattamente e certamente quelle indicate.

Donde tanta sicumera da parte mia, vi chiederete.

Facile: chi meglio dell’autore degli avvisi può sapere di preciso cosa c’è scritto?

Infatti la foto originale è questa, dal solito airliners.net, sito da cui gli sciachimisti spesso e volentieri pescano a piene mani, ma senza mai rivelare la fonte, in quanto essa sbugiarderebbe in un attimo le loro sparate: tale originale ritrae appunto l'interno di un Boeing 777-240/LR attrezzato per i test di abilitazione al volo, ma soprattutto in esso quegli avvisi non compaiono affatto, quindi sono stati senz’altro truffaldinamente aggiunti dal primo divulgatore dell’ennesimo tarocco sciachimista.

Perciò, quando Straker, nei commenti al suo post, se ne esce con:

La fonte [della fotografia postata da loro, quella con le scritte sulla parete] è ritenuta attendibile.

By Blogger :: Straker ::, at 06 febbraio, 2008 17:38

e con:

In ogni caso la nostra foto non ritrae l’interno di un 777

By Blogger :: Straker ::, at 10 febbraio, 2008 17:32

riesce ad inanellare un altro paio di balle da aggiungere alla già lunga collezione che lo riguarda.

Ci sarebbe anche l’Addendum sui “cassetti” in alto a destra, manco si parlasse di un comò, ma sinceramente ribattere alla pura e semplice farneticazione senza né capo né coda, è del tutto inutile.


La paraculaggine d’o comandante


La faccia di palta di Straker e Zret non conosce limiti e lo confermano ad ogni loro nuova uscita. Dopo aver bellamente stuprato buon senso, logica, metodo scientifico e principi della giurisprudenza, adesso hanno deciso di dare il colpo di grazia anche a qualsiasi deontologia della corretta informazione, che comunque avevano già dilaniato abbondantemente.

Per fornire una buona informazione sono necessarie serietà ed onestà, cose di cui i due Marcianò Bros sono carenti assai, come evidente dalla lettura di questo blog.
In particolare sono necessari due requisiti fondamentali e cioè:
  • fornire fonti documentate ed attendibili (basarsi su dicerie non verificate non costituisce certo informazione imparziale, bensì becero pettegolezzo)
  • mostrare tutto, ma proprio tutto, il materiale in proprio possesso (mostrare solo e unicamente ciò che fa comodo alle proprie tesi, nascondendo e tacendo il resto, non è informazione imparziale ma bieca propaganda)
Inutile dire che entrambe tali primarie condizioni sono state abbondantemente calpestate dall'ineffabile duo.

Per quanto riguarda il primo punto, per rendersene conto basta prendere un loro post a caso per accorgersi che sono infarciti di «è provato» di qui ed «è acclarato» di là, ma praticamente sempre senza citare dove trovare le presunte prove tanto sbandierate: le loro “autorevoli” fonti non sono niente altro che sé stessi, oppure altri sciachimisti, che citano altri sciachimisti, che citano altri sciachimisti e così via all’infinito senza mai riuscire a giungere alla fonte originale da poter verificare.
Un esempio su tutti, la tanto osannata Rosalind Peterson (che manco si capisce cosa faccia nella vita, dato che nello stesso articolo viene presentata contemporaneamente come agronoma, professoressa e financo ricercatrice) citata in tutti i siti sciachimisti insieme alle sue sconvolgenti analisi effettuate in California. Peccato che di queste fantomatiche analisi non si riesca a trovare traccia in giro manco a pagarle oro: io ci ho già perso abbastanza tempo, quindi invito eventuali volenterosi lettori a provare a rintracciarle e, nel caso di una ricerca fruttuosa, a fornitemele.

Per quanto riguarda il secondo punto, invece, per avvedersene è sufficiente sfogliare le discussioni vertenti sulle «scie chimiche» ospitate da siti terzi, cioè quelli non direttamente controllati dagli sciachimisti e dove quindi è possibile replicare alle loro corbellerie senza essere censurati preventivamente, cancellati a posteriori e/o bannati come avviene di regola nei blog e forum di stretta osservanza della fede sciachimista.
Facendolo ci si accorge che Starker, Zret e adepti assortiti sono stati frequentemente avvisati di aver scritto delle scempiaggini, fornendo montagne di materiale a supporto degli sbufalamenti, materiale che però viene sempre e comunque ignorato, volutamente e completamente.


La novità è che, spronati dalla certezza che qualsiasi porcata compiano e qualsiasi fesseria scrivano, i loro adepti, turandosi bocca, naso e occhi, saranno immancabilmente disposti a supportarli (un esempio mirabile di ciò è stato fornito da alfo, alias al gr, nei commenti a questo stesso post), i Marcianò Bros hanno deciso di gettare definitivamente e pubblicamente la maschera.

Ecco come, qui, Straker descrive il loro personalissimo concetto di «dovere di cronaca»:

Qualcuno si è prontamente curato di farci sapere che... "Sono delle prove di stabilità con spostamento di peso della Boeing". Erano dettagli dei quali eravamo già al corrente. Qui ribadisco che riportiamo notizie riportate, in ossequio al dovere di cronaca.

Quindi è tutta roba che sapevano già, ma non hanno ritenuto opportuno inserirla, molto meglio spacciare una foto per l’interno di un «tanker chimico», piuttosto che spiegare di che cosa si tratta in realtà (maggiori dettagli in questo post): eccolo quindi il «dovere di cronaca» per ’o comandante e ’o professore, ripetere a pappagallo ciò che avvalora le loro fantasie nascondendo le informazioni di cui sono in possesso, quando tali informazioni quelle fantasie sbugiardano.

Un altro illuminante dettaglio su quali siano le storpiature logiche d’o comandante e d’o professore è contenuto nei commenti al loro succitato “articolo” sul «tanker chimico»:

Le istituzioni latitano? Bene! e noi instilliamo il dubbio che esse sappiano tutto. Ci dimostrino loro che abbiamo torto.

By Blogger :: Straker ::, at 06 febbraio, 2008 17:38

Non sono loro che devono provare quello che affermano, no, sono gli altri a dover dimostrare il contrario: comodo, no? Un ottimo modo di avere sempre ragione.
Peccato che nel nostro universo dimostrare la non esistenza di qualcosa sia impossibile e l’onere della prova spetti sempre e comunque a chi fa un’affermazione o un’accusa: altrimenti si dovrebbe ritenere che Babbo Natale e i puffi esistano, visto che nessuno ne può dimostrare l’inesistenza; altrimenti chiunque di noi potrebbe essere incarcerato per un qualsiasi reato generico inventato, visto che così sarebbe impossibile dimostrare la propria innocenza.

Ma non basta, in quelle due righe i Marcianò Bros rivelano anche quale sia il loro modus operandi: non avendo prove di ciò che affermano, l’unico loro interesse è istigare dubbi infondati, tale e quali le comari pettegole che si divertono a spargere infanganti illazioni senza fondamento solo per vedere l'effetto che fa.

Naturalmente per Rosario e Antonio non è sufficiente nascondere la verità nei loro ”articoli”, devono farlo sempre e comunque, anche coi lavori altrui, smembrandoli per eliminare le parti scomode: ecco quindi che hanno rimontato a loro gusto e sfizio la puntata di Voyager, qui.

Usando, tra l’altro, la scusa più idiota del mondo (il grassetto è mio):

Abbiamo eseguito un montaggio che, per esigenze tecniche (My Space non accetta filmati sopra i 100 megabites), racchiude in soli quindici minuti il succo dello speciale di Voyager sulle scie chimiche. Niente militari né controllori di volo e devo dire che il risultato è veramente notevole. Giudicate voi.

’Gnorsì, andiamo a giudicare.

Cominciamo con quelle maledette “esigenze tecniche”: accidenti a loro, guarda che fatica che hanno dovuto fare ’sti poveri due disgraziati per comprimere tutto in quindici minuti, guarda che difficili scelte e rinunce hanno dovuto affrontare per buttare via quasi mezzo servizio (il servizio originale è di 27 minuti).

Però, però...

Però quelle ”esigenze tecniche” non hanno impedito a MorboDiAshcroft di mettere on-line tutto il servizio a disposizione su YouTube, nonostante che anche su YouTube non si possano caricare filmati più grandi di un certo limite, gli è bastato dividerlo in tre parti (parte 1, parte 2, parte 3).

Però soprattutto quelle “esigenze tecniche” non avevano impedito a ’o comandante di mettere on-line le puntate integrali di Rebus e della trasmissione di TeleNord sulle «scie chimiche», appunto dividendole in più parti: strano vero?
Dipenderà mica dal fatto che in quelle trasmissioni i presentatori avevano fatto parlare solo Rosario Marcianò e la sua spalla sciachimista occasionale, senza un reale contraddittorio decente? Ma no, non è possibile, un gentiluomo come ’o comandante che fa certe bastardate, quando mai?

Saranno le stesse “esigenze tecniche” che avranno anche impedito di caricare il servizio integrale di ventisette minuti su RapidShare, invece che quello manipolato di soli quindici minuti?
Strano anche in questo caso, perché vibravito c’è riuscito benissimo, come si legge nel primo commento all’ultimo post che ho linkato:

Se invece non avete avuto occasione di vedere Voyager e siete interessati alla versione integrale giusto per fare il dovuto confronto tra realtà e vaghezza, su rapidshare ho uploadato il filmato suddiviso in 4 parti:

http://rapidshare.com/files/101346088/Voyager-ScieChimiche_640x416_1_min8.58_.avi.html

http://rapidshare.com/files/101329126/Voyager-ScieChimiche_640x416_2_min9.07_.avi.html

http://rapidshare.com/files/101360059/Voyager-ScieChimiche_640x416_3_min4.35_.avi.html

http://rapidshare.com/files/101364728/Voyager-ScieChimiche_640x416_4_min4.29_.avi.html


By Blogger vibravito, at 22 marzo, 2008 02:08

mentre il grande esperto di informatica Rosario Marcianò, non ci riesce.

E quali “esigenze tecniche” li avranno mai costretti a distribuire sempre lo stesso video manipolato sul circuito di e-mule, che non mi risulta avere limiti di sorta per i file condivisi?

Trovate il medesimo documento video in formato .mpg su Emule

Mah, misteri della fede: sì della fede sciachimista perché a questo punto non è più questione di paraocchi, bisogna proprio essere bendati per non accorgersi degli imbrogli e delle prese per i fondelli perpetrate dai Marcianò Bros.

In conclusione, una cosa la devo riconoscere a ’o comandante, cioè che ha azzeccato perfettamente il titolo del suo stupro quotidiano perpetrato nei confronti della verità:

Voyager senza militari né controllori: una favola!

Infatti, tolti in blocco gli interventi delle uniche persone che in quel marasma di sciocchezze e menzogne avevano detto qualcosa di sensato, documentato e reale, tutto ciò che rimane del servizio è proprio questo: una favola per boccaloni.


I taroccamenti dei Marcianò Bros


Uno dei cavalli di battaglia degli Auto Proclamatisi Sommi Guru della Sacra Setta delle Scie Chimiche, Straker e Zret, che tirano fuori ad ogni piè sospinto (come ad esempio qui, qui, qui e qui), è un servizio della rete tedesca RTL dove un meteorologo, Karsten Brandt, sembrerebbe parlare di “scie chimiche”:





Accidenti, se ne parla un meteorologo, qualcosa di vero dovrà pur esserci in questa faccenda delle “scie chimiche”…

…oppure no?

La risposta, prevedibilmente, è: no, non c’è niente di vero.

E il perché è presto detto: Brandt non parla affatto di “scie chimiche”, non le nomina nemmeno, che il servizio tratti di “scie chimiche” è una menzogna bella e buona inventata da Rosario Marcianò, coadiuvato dal fratello Antonio.
Infatti alla fine del video, sottotitolato e messo in rete da Straker con l’altro suo pseudonimo nicscics, viene evidenziato che la traduzione è di un certo ALEXY.

Vediamo quindi qual è la traduzione originariamente fornita da ALEXY, prima che i Marcianò ci mettessero le mani: la traduzione originale si trova qui, proprio sul forum di sciechimiche.org.

Mini-aggiornamento
Com'è abitudine inveterata delle persone poco inclini al confronto onesto, anche questa volta i sostenitori della teoria delle “scie chimiche” si sono premurati di nascondere ben bene le tracce delle loro malefatte, e ora il link che ho fornito al loro sito non funziona più, se non per gli utenti registrati. Conoscendo i loro sistemi abituali però mi sono premurato di congelare la pagina in questione (qui), nonché di fare uno screen-shot del post incriminato.
Eccolo (cliccare su di esso per ingrandirlo):



Notate niente di diverso tra la traduzione di ALEXY e i sottotitoli inseriti da Straker?

Per i più distratti, ecco un sunto, che mette in luce distorsioni e manipolazioni, a partire da quelle introdotte dall’autore del servizio per arrivare a quelle del traduttore, sino a quelle definitivamente fuorvianti d’o comandante e d’o professore.

Il meteorologo Karsten Brandt, come spiegato, non fa il minimo accenno a presunte “scie chimiche” ma fa riferimento al Düppel, affermando di averne misurate (misurazioni che peraltro non fornisce) quantità elevate, superiori a quelle dichiarate, sparse dall’aviazione tedesca durante un’esercitazione svoltasi ai confini tra Germania e Olanda.
E già qui inizia il valzer delle forzature, nel caso specifico da parte dell’autore del servizio: la preoccupazione di Brandt (e quella di Johannes Remmel, il rappresentante del Verdi tedeschi intervistato poco dopo) riguarda il possibile inquinamento ambientale dovuto a un uso eccessivo di Düppel, ed entrambi non fanno cenno a modificazioni climatiche, concetto che viene inserito a forza appunto dall’autore del servizio nei commenti della voce narrante e nelle scritte in sovraimpressione, con evidenti intenti di spettacolarizzazione.


Ma cos’è questo “inquietante” Düppel (o chaff in inglese) di cui stiamo parlando? Ce lo spiega proprio ALEXY nel suo intervento su sciechimiche.org che ho mostrato:

la parola Düppel (Dueppel) che non avevo mai sentito in quanto termine tecnico militare, indica un sistema di disturbo per radar, fatto di finissime strisce di carta stagnola o di fini polveri di carbonio rilasciate nell´atmosfera, atte a riflettere il segnale radar e creare una falsa eco. Era una strategia gia´ ideata nella 2° guerra mondiale e nella guerra fredda e non si sa sia stata utilizzata o meno.

Quindi niente di misterioso o super-segreto (è tecnica ben nota e sviluppata sessant’anni fa), viene usato solo molto occasionalmente e in zone limitate per delle esercitazioni (non certo sparso ogni giorno da flotte di aerei militari e/o civili che solcano i cieli di mezzo mondo come sostengono i fissati delle “scie chimiche”) e non può nel modo più assoluto modificare il clima o il tempo atmosferico.

Subito dopo ancora ALEXY scrive (e qui si inserisce la manipolazione del traduttore):

Per comodita´ Düppel la si puo´ tradurre come scia

In effetti è molto comodo per poter ingannare chi visiona il video, dato che il Düppel non viene rilasciato sotto forma di scia ma viene sparato dagli aerei in modo da formare una sorta di nuvola che funga da falso bersaglio e che serve appunto a nascondere l'aereo impedendone l'individuazione: sarebbe alquanto stupido spargerlo come scia che segue l'aeroplano, ché in questo modo sarebbe un aiuto per i radar nemici invece che un impedimento, in quanto basterebbe loro seguire la scia per individuare con sicurezza il velivolo da abbattere.

Inoltre, dopo essere stato rilasciato, il Düppel è ben visibile dai radar (e ci mancherebbe, dato che serve a confonderli e accecarli), ma completamente invisibile a occhio nudo, tanto che il fenomeno in questione venne ribattezzato come il «Mistero delle nubi fantasma» (vedere l’Aggiornamento in fondo a questo post).

Come se non bastasse questo primo ed evidente travisamento del traduttore, Straker e Zret iniziano a fare le loro, di manipolazioni, e ben più pesanti, tipo (riporto solo le principali ed eclatanti):
  • traduzione di ALEXY (parla Brandt): scie [in realtà Düppel], contenenti polveri finissime a base di plastica ricoperte di metallo
    manipolazione dei Marcianò Bros nei sottotitoli (-1:35): scie chimiche contenenti polveri finissime a base di polimeri e di metalli

  • traduzione di ALEXY (scritta in sovrimpressione nell’originale): Le registrazioni (=registri militari) riportano emissioni limitate di scie [in realtà Düppel]
    manipolazione dei Marcianò Bros nei sottotitoli (-1:25): Le registrazioni riportano emissioni di scie chimiche a quote basse

  • traduzione di ALEXY (voce narrante): Negli Stati Uniti si protesta da parecchio tempo per queste tecniche militari
    manipolazione dei Marcianò Bros nei sottotitoli (-1:16): Negli Stati Uniti si susseguono proteste da molti anni, contro queste operazioni militari
Per finire alla grande, ’o comandante e ’o professore, non contenti del castello di menzogne che hanno edificato ad uso e consumo dei gonzi nostrani, hanno voluto rendere internazionale la loro fama di contaballe, traducendo in inglese la loro opera di disinformazione e propaganda mendace, di cui vanno tanto fieri (o meglio facendo tradurre, che il grande esperto d’o compiutér Rosario Marcianò l’inglese non lo mastica quasi per niente e come faccia, con questa enorme lacuna, a combinare qualcosa di professionale in campo informatico è un mistero ancora irrisolto). Naturalmente su sciechimiche.org gli adepti della Sacra Setta delle Scie Chimiche, ben lungi dal far notare a Straker e Zret le notevoli e fondamentali discrepanze tra la traduzione e le scritte in sovrimpressione, che stravolgono completamente il senso del filmato, li hanno elogiati e applauditi: ottusità galoppante, cecità selettiva inconscia tipica dei fanatici o complicità col disonesto comportamento dei loro Auto Proclamatosi Guru?


Aggiornamento


Ho recuperato qualche link che ricostruisce la vicenda, compresa l'interrogazione fatta dai Verdi tedeschi in merito alle cosiddette nubi fantasma, cosiddette proprio perché, come avevo accennato, venivano rilevate dagli impulsi radar ma non nel visibile, cioè erano completamente invisibili sia ad occhio nudo che nelle foto satellitari: trovate l’interrogazione, completa di risposta, qui in lingua originale, mentre la traduzione in italiano si trova qui.[1] Detta molto semplicemente, l’ipotesi dello chaff è stata subito avanzata da Brandt, ma quello che non lo convinceva era il fatto che queste nubi sembravano esageratamente enormi e quindi pensava che per crearle si fossero dovute utilizzare tonnellate e tonnellate di materiale, con l’impiego di centinaia di aerei: comprensibile quindi la preoccupazione del meteorologo e dei Verdi per un possibile, massiccio, inquinamento ambientale. Nella risposta all’interrogazione, il Ministero della Difesa ammise tranquillamente l’uso di Düppel durante un’esercitazione svoltasi poco prima dell’apparizione della “nuvola fantasma”, ma non in quantità così spropositate da occupare una così vasta area, da qui il sospetto di operazioni clandestine, sempre da parte di Brandt e dei Verdi:

Dopo una indagine sulle rilevazioni radar della Luftwaffe, venne stabilito che, alla fine di marzo 2006, nella notte tra il 22 e il 23 marzo 2006, circa un’ora prima della manifestazione del fenomeno fu lanciata un’esercitazione di battaglia aerea nello spazio aereo della Bassa Sassonia. Le rilevazioni attestano che in quell’occasione furono usate solo piccole quantità di materiale schermante Düppel, il quale si dissolse in circa un’ora e dieci minuti.

Le parole chiave per comprendere il tutto sono che le nubi fantasma sembravano enormi, tanto che anche nell’interrogazione si specifica «una nuvola della dimensione apparente di 400 chilometri». La spiegazione è, come spesso accade, più semplice di quanto possa apparire con un esame superficiale, ed è stata fornita in questo articolo su Spiegel OnLine[2] (traduzione in italiano qui) e si può riassume in due punti:
  • innanzi tutto lo chaff compie egregiamente il proprio dovere, cioè crea una forte eco nei radar, anche se in piccole quantità;
  • inoltre durante quella misurazione i radar vennero usati alla massima sensibilità.
Ogni pixel dell’immagine radar corrispondeva ad un’aerea di quattro per quattro chilometri e non è affatto detto che tale area fosse completamente intrisa di chaff, bastandone anche una piccola quantità per far “illuminare” tutta l’area: insomma la nuvola apparve molto più grande e massiccia rispetto alla realtà, ed è stato stimato che sarebbero bastati dai 2,7 ai 270 chilogrammi di chaff per ottenere quell’effetto, cioè tranquillamente il carico di un singolo aereo, senza tirare in ballo misteriose e complicatissime operazioni segrete in stile SPECTRE. Questa esperienza dovrebbe insegnare una cosa ben precisa agli sciachimisti, anche se ci spero poco vista la loro refrattarietà alla logica: le operazioni di cui vaneggiano sono semplicemente impensabili, tra le altre cose, anche per il semplice fatto che eventuali stranezze vengono immediatamente notate dai meteorologi, i quali, nel caso, non se ne stanno certo zitti. Idem dicasi per piloti e controllori di volo: se davvero esistessero migliaia e migliaia di velivoli non identificati che scorazzano per i cieli di mezzo mondo, verrebbero notati e denunciati in un tempo assai breve. Per concludere, giusto per non lasciare adito a dubbi sul fatto che Brandt non abbia mai voluto riferirsi alle cosiddette “scie chimiche”, e che anzi le consideri come un’ipotesi abbastanza risibile, leggiamo cosa scrive nelle sue FAQ sulle nubi fantasma (qui in lingua originale e qui la traduzione):

Si tratta di “scie chimiche”? In molti siti Internet si discute appassionatamente sul fatto che degli aerei possano spargere prodotti chimici e in questo modo, a scelta, possano agire sul buco dell’ozono oppure assicurare agli USA (a chi, se no?...) il dominio “meteorologico” sul mondo. Secondo questa teoria del complotto, ciò accadrebbe non saltuariamente su scala sperimentale, ma in modo regolare, su scala mondiale e soprattutto anche sulla Germania. I prodotti chimici dispersi lascerebbero nel cielo tracce bianco-grigie. Non si tratterebbe di di normali scie di condensazione, le “scie chimiche” avrebbero un aspetto diverso e si comporterebbero anche in modo diverso. Un aspetto interessante di questa teoria del complotto: chiunque può vedere le scie, chiunque può sentirsi minacciato, ma nessun cittadino (normale) le può prelevare o esaminare. In Internet vengono presentate fotografie di varie scie, che lasciano in cielo “insoliti” disegni. Per chi non è esperto nel campo, appare già strano a prima vista che le scie di condensazione restino in cielo per molte ore, mentre il giorno dopo scompaiono in pochi minuti. Tuttavia questi “fenomeni” sono facilmente spiegabili in termini di umidità atmosferica e correnti aeree. Naturalmente non possiamo nemmeno escludere con sicurezza che un aereo abbia disperso prodotti chimici nell’atmosfera. Ma lo stato di salute delle persone esclude che questo avvenga in modo regolare e nella misura sostenuta dai teorici del complotto: per un tale complotto mondiale dovrebbero essere impiegati non solo centinaia, migliaia di piloti statunitensi, ma anche scienziati, autorità tedesche, ecc. ecc. Qual è la probabilità che un così gran numero di persone resti nell’ombra? Appunto.


Aggiornamento bis


Ho appena scoperto un’altra conferma di quanto i fratelli Marcianò siano contafrottole volontari e campioni mondiali nella specialità «rigiramento della frittata acrobatico», cioè questo post, dove troviamo scritto (grassetti miei):

Gli scalcinati disinformatori, per tentare di confutare l’evidenza delle chemtrails, affermano che le scie osservate in varie occasioni sono chaff: è un’altra penosa bugia. Lo chaff è molto diverso da una scia tossica, rilasciata da aerei militari, ma anche da velivoli all’apparenza civili, da droni, da aerei modificati in modo da essere adatti all’irrorazione di veleni nella biosfera. Lo chaff è usato durante le esercitazioni militari e nei teatri di guerra e non in quasi tutti i cieli del pianeta e 365 giorni l’anno, a differenza delle scie venefiche.

Quindi, ricapitolando, Rosario e Antonio:
  • sanno benissimo che lo chaff è qualcosa che non assomiglia nemmeno lontanamente a quelle che loro descrivono come “scie chimiche” e che viene usato solo nelle esercitazioni e nei teatri di guerra, non certo in tutto il mondo, a tutte le ore e tutto l’anno, come avevo già spiegato io;
  • ciò nonostante hanno spacciato un servizio sullo chaff come servizio sulle presunte “scie chimiche”;
  • ciliegina sulla torta, hanno l’immane faccia tosta, loro, proprio loro che sono gli autori del taroccamento, di accusare gli altri di essere disinformatori che dicono «penose bugie», confondendo surrettiziamente le fantomatiche “scie chimiche” con lo chaff.
Ma in due che sono, uno specchio che sia uno, non riescono a procurarselo?


Aggiornamento ter


Finalmente, dopo SOLO due anni abbondanti, il duo di terrazzinari sanremese sembra aver quasi capito che i vari meteorologi tedeschi parlavano di chaff e non di scie chimiche. Dal blog dei due fratelloni imbroglioni infatti leggiamo (qui):

Come fu appurato in seguito, erano scie generate da aerei militari che avevano rilasciato enormi quantità di chaff (fibre di alluminio impiegate per confondere i radar), nell’ambito di un’esercitazione che sia la N.A.T.O. sia le Forze aeree tedesche negarono di aver mai compiuto, contro ogni evidenza.

Sottolineo il quasi per tre motivi.

Innanzi tutto perché l'esercito tedesco non ha negato proprio per nulla di aver compiuto esercitazioni con lo chaff, esercitazioni che come visto il Ministro della Difesa tedesco ha tranquillamente ammesso.

In seconda battuta non riescono proprio a ficcarsi in testa che lo chaff non ha alcuna possibilità di essere usato per manipolare il clima.

Terzo, ancora sfugge loro un particolare fondamentale: lo chaff e altamente riflettente per le onde radar, visto e considerato che è fatto apposta per tale scopo, cioè confondere i radar facendo apparire loro un'enorme nube che nasconde i veri bersagli, il tutto utilizzandone poche decine di chili al massimo e non certo tonnellate come sostiene il banfer-team sanremese. Ora la domanda sorge spontanea: quanti anni ci vorranno ancora prima che comprendano anche questi tre semplicissimi concetti? Fossi in voi non tratterrei il fiato nell'attesa...

  1. Tutte le traduzioni sono a cura di Camillo Franchini, che ringrazio per l’aiuto.
  2. Articolo segnalatomi da markogts nei commenti a questo post: grazie anche a lui, naturalmente