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Scienza in pillole


Non potendo in un singolo articolo spiegare compiutamente tutte le basi di chimica e tossicologia, mi limiterò ad illustrare a grandi linee quali siano gli aspetti più importanti da considerare per quanto riguarda la diffusione e l’eventuale pericolosità di elementi e composti chimici in generale, e in particolare di quelli con cui sono maggiormente fissati gli sciachimisti.

Inoltre darò qualche indicazione di base riguardo la lettura e l'interpretazione delle analisi chimiche di varie tipologie di campioni (terriccio, polvere, acqua e aria).

Chiunque ravvisi degli errori o delle mancanze significative, mi avverta nei commenti e provvederò alle eventuali correzioni: grazie anticipate per la collaborazione.

Cominciamo con un paio di considerazioni generali che, seppur lapalissiane, vanno fatte visto che sono punti sui cui gli sciachimisti insistono spesso, dimostrando così la loro proverbiale sagacia.

Venti, polvere e acqua: questi sconosciuti
Gli sciachimisti sembrano pensare che se un aereo rilascia qualcosa a qualche chilometro di altezza, quel qualcosa ricada giù in perfetta verticale, manco fosse un filo a piombo, e in tempi brevissimi. Proprio non riescono a rendersi conto che con i venti e le correnti che esistono sempre e comunque in quota, è semplicemente assurdo anche solo immaginare una cosa del genere: non per niente durante la guerra del Vietnam gli aerei che spargevano defogliante volavano poco sopra la vegetazione, non per niente gli aerei che spruzzano pesticidi sui campi volano praticamente raso terra.

Già questo basterebbe per smontare ogni loro illazione sul fatto che facendo un’analisi al suolo subito dopo una “irrorazione”, come la chiamano loro, quello che si trova possa proviene dagli aerei che li hanno sorvolati poco prima: qualsiasi cosa venga rilevata proviene certamente da fonti molto più vicine al suolo, cioè suolo stesso, nonché eventuali industrie, aziende agricole, inceneritori, discariche, traffico, impianti di riscaldamento, centrali elettriche e così via.

Seconda considerazione (e vi prego di non ridere se la scrivo, so bene che è un’ovvietà ma agli sciachimisti proprio non entra in testa): la polvere ambientale è costituita principalmente da frammenti molto minuti che derivano dall’erosione del terreno, cui si possono aggiungere, a seconda delle zone, dosi più o meno elevate di particolato dovuto all’inquinamento.
Insomma, se putacaso nelle analisi portate dagli sciachimisti si trovassero misure anomale di qualcosa (e chiarisco subito che ciò finora non è mai avvenuto), le cause praticamente certe sarebbero una particolare composizione del terreno della zona in questione e/o il “normale” inquinamento: non certo aerei che spruzzano robaccia a chilometri di quota.

Terza considerazione preliminare (e anche questa mi vergogno a farla tanto è palese, ma purtroppo pare che anch’essa sia troppo ostica per l’intelligenza media degli sciachimisti): terriccio (anche sotto forma di polvere), acqua e aria NON sono la stessa cosa. Quindi è perfettamente inutile (o meglio, è del tutto idiota) prendere i risultati ottenuti da analisi di polvere o di sedimenti o di aria e andarli a confrontare con i limiti ammessi per l’acqua potabile, cosa che invece fanno regolarmente i fissati con le «scie chimiche».
Oddio, da un certo punto di vista si potrebbero anche fare loro i complimenti: evidentemente fanno sempre i confronti con i limiti per l’acqua potabile perché sono gli unici che sono riusciti a trovare in anni e anni di ricerca, che è già un risultato immenso, se confrontato con quello di altre ricerche di materiale che hanno compiuto in ben tre lustri (ancora non sono riusciti a trovare il fantastico, in tutti i sensi, originale della presunta “definizione” FAA delle contrail).

E già che sono in argomento, specifico anche un altro paio di cosette riguardo l’acqua potabile, sempre perché anche queste non sembrano essere molto recepite dai soliti noti:
  • i limiti stabiliti per legge per l’acqua potabile, NON sono limiti tossici: se il limite per un certo elemento o composto è tot, significa che si possono bere litri di acqua al giorno, tutti i giorni, per tutta la vita, che contenga fino a quel limite, senza avere danni, ma non è che se per una volta si beve acqua che contiene poco più di quel tot si cade a terra praticamente stecchiti. Per subire un avvelenamento immediato è necessario superare, appunto, il limite tossico, che è ben superiore (decine di volte) ai limiti stabiliti per l’acqua potabile;
  • non c’è proprio nessuna legge né di natura né tanto meno umana, che obbliga ad esistere, in natura, solo e unicamente acqua potabile, anzi è proprio l’opposto, dato che la stragrande maggioranza dell’acqua esistente al mondo costituisce mari e oceani e non si tratta certo di acqua potabile (sarà frutto di un complotto anche questo?);
  • allo stesso modo, non c’è scritto da nessuna parte che la pioggia debba rispettare i limiti imposti per legge all’acqua potabile, e infatti non si usa certo direttamente la pioggia per rifornire gli acquedotti. La pioggia può benissimo superare quei limiti senza che questo provi il complotto sciachimicoso: al massimo prova che esiste l’inquinamento (mai sentito parlare di piogge acide?), oppure prova che esistono forti venti in quota, visto che la sabbia del Sahara può essere trasportata e far piovere (e nevicare) rosso anche a migliaia di chilometri di distanza.


Elementi e composti chimici

Vediamo qui, a grandi linee, quali siano le caratteristiche, la presenza in natura e l’eventuale pericolosità di elementi e composti chimici in generale e di quelli tanto amati dagli sciachimisti in particolare.

Silicio, alluminio e bario: altri perfetti sconosciuti
Come visto nei Dogmi della Sacra Setta delle Scie Chimiche, secondo gli sciachimisti, nelle loro amate/odiate «scie chimiche» verrebbero sparsi più o meno tutti gli elementi del sistema periodico (e probabilmente anche qualcuno ancora ignoto). Però loro sono particolarmente fissati con alluminio, silicio e bario, sicché ogni tanto ne spunta fuori qualcuno che sbandiera analisi varie riguardo tali elementi, come se il trovarli nell’aria, nell’acqua piovana (e analogamente nella neve), nella polvere oppure nel terreno, costituisse chissà quale stranezza. Naturalmente mi riferisco a quando le mostrano, ’ste benedette analisi, ché la maggior parte delle volte non lo fanno: ad esempio sono anni che i Marcianò Bros parlano e straparlano di fantomatiche analisi fatte nel 2005 dal CNR, ma nessuno che indichi dove trovarle; per non parlare delle mitiche analisi dell’ormai altrettanto mitica agronoma/ricercatrice/professoressa Rosalind Peterson, che in quel di California avrebbe trovato, a suo dire, di tutto e di più, ma ancora una volta delle sue analisi proprio non c’è traccia documentale, neanche pagando (se poi qualcuno finalmente le trovasse sarei molto curioso di vederle, sia quelle CNR, sia quelle della Peterson). A sentire gli sciachimisti, parrebbe che silicio, alluminio e bario, in natura non esistano ma possano solo uscire da qualche misterioso e segretissimo laboratorio gestito da scienziati pazzi e, sempre a sentire loro, sembrerebbe che tali elementi siano pericolosissimi anche in dosi infinitesimali, quasi che parlino di plutonio (se non di kryptonite). La realtà è che essi sono elementi diffusissimi sia in natura che in numerosissime attività umane, come edilizia ed industria:
  • l’argilla, con cui si fabbricano mattoni e laterizi in genere, non è altro che silicato di alluminio idrato (cioè con acqua) e tracce di altri elementi (dipende dal tipo d’argilla);
  • la sabbia più comune è composta in gran parte da silice, cioè diossido di silicio (che forma anche il quarzo, altro materiale tanto caro agli sciachimisti);
  • il cemento, che è usato nelle costruzioni come legante dei mattoni, insieme alla sabbia, a sua volta si ricava da calcare e argilla, ed è costituito da una miscela di silicati e alluminati di calcio;
  • la ceramica, con cui si fabbricano le piastrelle che rivestono pavimenti e pareti degli edifici, è anch’essa composta principalmente da argilla, feldspato (che contiene sempre sia silicio che alluminio), sabbia, quarzo, allumina (cioè ossido di alluminio) e ossido di ferro;
  • il vetro è un cristallo amorfo formato da diossido di silicio (sì, ancora lui) fuso;
  • il bario si trova (naturalmente e non a causa dell’inquinamento) in certi cibi, e molti suoi composti vengono utilizzati nella fabbricazione dei già citati mattoni e piastrelle, nonché (rimanendo nell’ambito dell’edilizia) pitture, vernici e vetro, ma anche in una marea di altre applicazioni industriali quali la produzione di carta, plastiche, gomme, linoleum, lampade a fluorescenza, resine, olii lubrificanti, batterie, fuochi artificiali e persino nel trattamento delle acque (vedere, ad esempio, sul sito della Solvay);
  • l‘alluminio, oltre che contenuto in tutto ciò che ho elencato prima, è diffusissimo per confezionare una moltitudine di oggetti nei più disparati campi (mezzi di trasporto, lattine, pellicole per alimenti, infissi, elettrodomestici, attrezzi da cucina, ecc, ecc, ecc).
In conclusione, tra mattoni, cemento, sabbia, piastrelle, pitture, vernici, vetro, plastiche e quant'altro, noi viviamo in abitazioni costruite (infissi e vetri compresi) principalmente da ossigeno, silicio e alluminio, con l’aggiunta di acqua, calcio e carbonio, nonché una certa quantità di composti di bario, di potassio, di ferro e di sodio. E già che ci sono, ricordo en passant che anche l’ossido di titanio (il titanio è un altro elemento che ogni tanto gli sciachimisti tirano in ballo), oltre a non essere tossico, è anch’esso abbondantemente usato, come pigmento bianco, in cemento, vernici e plastiche. Parliamo quindi di elementi che, al contrario di quanto si potrebbe supporre leggendo gli sciachimisti più incalliti, sono comunissimi nelle nostre case e altrettanto comuni sono in natura, là fuori, all’aperto: non c’è infatti da meravigliarsi che i nostri edifici siano composti principalmente proprio dagli elementi che sono maggiormente presenti nella crosta terrestre, dato che proprio da lì ricaviamo (e abbiamo sempre ricavato) tutti i nostri materiali di costruzione. Mostro, per maggior chiarezza e precisione, una tabella dove sono elencati gli elementi più diffusi, con relativa quantità in cui sono mediamente presenti sulla crosta terrestre, espressa in grammi per tonnellata, cioè parti per milione (che si abbrevia con ppm, per chi non conoscesse la nomenclatura, ne spiegherò in dettaglio il significato nei prossimi paragrafi) (fonte):

ElementoPresenza (ppm)
1  Ossigeno (O)455˙000
2  Silicio (Si)272˙000
3  Alluminio (Al)83˙000
4  Ferro (Fe)62˙000
5  Calcio (Ca)46˙600
6  Magnesio (Mg)27˙640
7  Sodio (Na)22˙700
8  Potassio (K)18˙400
9  Titanio (Ti)6˙320
10  Idrogeno (H)1˙520
11  Fosforo (P)1˙120
12  Manganese (Mn)1˙060
13  Fluoro (F)544
14  Bario (Ba)390
15  Stronzio (Sr)384
16  Zolfo (S)340
17  Carbonio (C)180
18  Zirconio (Zr)162
19  Vanadio (V)136
20  Cloro (Cl)126
ElementoPresenza (ppm)
21  Cromo (Cr)122
22  Nichel (Ni)99
23  Rubidio (Rb)78
24  Zinco (Zn)76
25  Rame (Cu)68
26  Cerio (Ce)66
27  Neodimio (Nd)40
28  Lantanio (La)35
29  Ittrio (Y)31
30  Cobalto (Co)29
31  Scandio (Sc)25
32  Niobio (Nb)20
33  Sodio (N)19
34  Gallio (Ga)19
35  Litio (Li)18
36  Piombo (Pb)13
37  Praseodimio (Pr)9,1
38  Boro (B)9,0
39  Torio (Th)8,1
40  Samario (Sm)7,0

Silicio e alluminio sono presenti in tali quantità, che lo strato esterno della crosta terrestre continentale, detto volgarmente suolo, viene addirittura chiamato SIAL in geologia, nome che deriva dall’unione dei loro simboli chimici: ad essere pignoli, l’ossigeno li batte di gran lunga, però, proprio perché è così mostruosamente abbondante, viene considerato un vero e proprio outsider. Quindi analizzando terreno, o polvere, o acqua piovana o neve (che cadendo raccolgono la polvere sospesa in aria) la vera stranezza inspiegabile sarebbe non trovarne traccia, di silicio e di alluminio: se non fossi cosciente che per essere uno sciachimista DOC bisogna essere completamente ignoranti in ogni ramo della scienza, chimica e geologia comprese, mi verrebbe da pensare che lo facciano apposta a cercare elementi che bisogna per forza trovare. E lo stesso si può dire, anche se in misura minore, del bario: non è certo ai livelli di diffusione di silicio e alluminio, però non se la cava affatto male, essendo al 14º posto su 92 elementi chimici presenti naturalmente sul nostro pianeta e in media, nel terreno, se ne trovano 390 ppm. Se a qualcuno sembrasse poca roba, consideri che c’è in giro molto più bario che carbonio (che è al 17º posto con 180 ppm, meno della metà del bario), cioè l’elemento su cui è basata ogni forma di vita del nostro pianeta (vegetali compresi), nonché l’elemento che costituisce, insieme all’idrogeno, tutti i combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturali). Inoltre va considerato che il bario, essendo usato in parecchi processi industriali, può benissimo far parte del “normale” inquinamento senza tirare in ballo chissà quali Complottoni Totali e Globali per spiegarne la presenza.

Pericolosità
Stabilito, si spera, che trovare questi elementi nelle analisi ambientali non è affatto strano o misterioso, va indagato se, per caso, si tratti di qualcosa di potenzialmente pericoloso o meno. Tale indagine è assai meno semplice di quanto si potrebbe pensare in quanto si fa presto a dire «quella roba lì è dannosa alla salute»: bella scoperta, tutto può essere considerato in qualche modo dannoso, persino troppa acqua ingerita in troppo poco tempo diventa mortale. Ma non conta solo la quantità correlata al tempo di assunzione, contano alche molte altre cose, ad esempio il tipo di somministrazione: se si beve un litro d’acqua tutto di un fiato non si muore, ma se invece di berlo quel litro lo si respira tutto di colpo, si annega. Perciò vediamo meglio cosa c’è da considerare, per quanto riguarda la pericolosità o meno di un elemento. Innanzi tutto va precisato lo specifico composto chimico di cui si parla in quanto anche minime modifiche ne possono alterare drasticamente le caratteristiche fisiche. Tanto per dire, per parecchi elementi chimici esistono le cosiddette forme allotropiche, cioè un dato elemento chimico può formare materiali con caratteristiche fisiche anche enormemente differenti, in sola dipendenza del diverso tipo di legame che gli atomi di tale elemento instaurano tra loro. Il più famoso esempio in tal senso è quello offerto dal carbonio, che può unirsi a formare diamante oppure grafite: entrambi i materiali sono composti unicamente da carbonio praticamente puro ma essi, solo in virtù del diverso legame esistente tra gli atomi, posseggono caratteristiche anche diametralmente opposte tra loro (il diamante è molto trasparente alla luce ed è il più duro materiale conosciuto, mentre la grafite è molto scura ed è usata per fabbricare le mine delle matite proprio per la sua friabilità e scarsa durezza). Detto ciò, immaginate che enormi differenze nelle proprietà si possono ottenere in un materiale cambiandone anche solo uno degli elementi costituenti e/o la sua percentuale. Se è vero che il bario di per sé è velenoso, è anche vero che di bario puro, all’aperto, non se ne può trovare: è troppo reattivo e senza dubbio reagirebbe almeno con l’ossigeno e/o il vapor acqueo atmosferico, legandosi con essi a formare ossidi di bario e/o idrossido di bario. Infatti, nei laboratori, per mantenere il bario puro bisogna tenerlo immerso nel kerosene o altri idrocarburi liquidi, e anche così non si riesce a conservarlo indefinitamente. È inoltre altrettanto vero che non tutti i composti del bario sono sempre e comunque pericolosi per la salute: lo sono i suoi sali idrosolubili, ma ad esempio il solfato di bario non è assimilabile e (parlando di persone con lo stomaco sano e non allergiche) lo si può ingerire (sottolineo ingerire, respirarlo è un’altra cosa) tranquillamente, tanto che viene comunemente usato come mezzo di contrasto in medicina. Similmente l’alluminio viene usato per fabbricare le pentole e le padelle in cui usualmente cuociamo i cibi, nonché per confezionare sia bevande che alimenti (è usato per lattine, fogli di alluminio, attrezzi da cucina, ecc.): quindi di per sé non è pericoloso. Addirittura, uno dei medicinali da banco più usati in assoluto e in tutto il mondo, è il Maalox i cui principi attivi sono magnesio idrossido e alluminio idrossido, come dice il nome (da Ma Al Ox): credo sia anche l’unico medicinale esistente nel cui bugiardino, alla voce CONTROINDICAZIONI si legge «Nessuna». Naturalmente, se assunto in altre forme e/o in concentrazioni abbastanza alte, anche l’alluminio (ripeto, come tutto quello che esiste in natura) potrebbe essere dannoso. Il silicio, poi, è praticamente innocuo: vale per esso il discorso dell’acqua, cioè può provocare dei problemi alla salute ma solo in quantità veramente molto, ma molto, elevate (come, ad esempio, ritrovarsi la bocca piena di sabbia, che non aiuta certo la respirazione). Altro aspetto importante è il tipo di assunzione: un conto è l’ingestione, un conto l’inalazione, un conto l’assorbimento attraverso la pelle, un conto la penetrazione nel flusso sanguigno attraverso delle ferite e così via. Non per niente i limiti di legge per quanto riguarda le sostanze potenzialmente pericolose sono specifici e molto diversi, non solo a seconda del composto considerato ma anche a seconda che si parli di contaminazione di acqua o di cibo (che vengono ingeriti) oppure di aria (che viene inalata) e via discorrendo. Sempre facendo l’esempio del bario, i limiti in acqua potabile e in aria li trovate indicati qui (si parla di limiti validi negli USA, non esiste una normativa valida a livello mondiale, a riguardo): da sottolineare che i limiti sono molto diversi a seconda che ci si riferisca all’acqua piuttosto che all’aria. Notate altresì che tali limiti, fissato il mezzo di cui si parla (acqua o aria), variano a seconda del composto di bario considerato: per l’aria si fa riferimento ai suoi composti solubili in acqua (che sono quelli più pericolosi) e al solfato di bario (che è meno pericoloso dei precedenti, e infatti il limite ad esso riferito è dieci volte maggiore rispetto al limite riferito ai composti solubili in acqua). Come accennato prima, il solfato di bario è innocuo se ingerito, ma respirarlo è diverso. Infine vanno considerate la velocità di assunzione e i tempi di ritenzione da parte dell’organismo. Detta un po’ grossolanamente, uno stesso composto può essere nocivo o meno a seconda di quanto se ne consuma tutto assieme o comunque in tempi relativamente brevi; ma anche in tempi molto lunghi, se esso ha caratteristiche tali da non venir espulso velocemente dal corpo, accumulandosi quindi negli organi. Infatti per certi composti esistono diversi limiti accettabili, uno nel breve periodo e uno nel lungo. Per fare un esempio si può avere per il composto X un limite giornaliero di 10 milligrammi e uno mensile di 100 milligrammi: se per ognuno dei primi dieci giorni se ne assumono 10 milligrammi, non se ne deve più assumere per i successivi venti giorni, per dare il tempo all’organismo di smaltire la quantità accumulata. Insomma, basta guardare il bugiardino di praticamente tutti i medicinali in circolazione per capire il senso del discorso.


Analisi chimiche

Veniamo ora alle analisi chimiche vere e proprie, partendo dal campionamento fino ad arrivare alla loro lettura.

Prelievi
Per effettuare un’analisi, il primo passo è ovviamente raccogliere qualcosa da analizzare, ed è un passo fondamentale per la validità delle analisi stesse: è necessario effettuare nel modo adeguato i prelievi dei campioni, per evitare contaminazioni accidentali e non per nulla esistono figure professionali apposite per effettuare tali prelievi. Invece, le analisi proposte dagli sciachimisti partono praticamente sempre col piede sbagliato, invalidate ancor prima di essere svolte, per il modo sconosciuto oppure dilettantesco e/o sconclusionato in cui viene eseguito il campionamento: la maggioranza delle volte, non c’è verso di sapere né dove né quando sia stato preso il campione (capita anche che in certi casi lo sciachimista di turno non specifichi neppure cosa è stato analizzato), figuriamoci il come, da chi e con quali precauzioni. Le rare volte che si vengono a conoscere le modalità di prelievo, c’è da trattenersi la pancia dalle risate, come nel caso di Bill Nichols che aveva raccolto dell’acqua piovana in barattoli di vetro tenuti sul retro scoperto del suo pick-up per un mese, oppure nel caso di beleave che aveva preso dei sedimenti che si erano accumulati in ben tre anni e mezzo in una fioriera di rame (tra l’altro in una città poco trafficata e industrializzata come Torino). Potete leggere la sua storia su Luogocomune, qui, e già che ci siete non perdetevi Antonio Marcianò (alias Zret) che si atteggia a gran conoscitore della materia ma, quando viene spiegato perché e percome le analisi di Carnicom siano una barzelletta, lui tira dritto e le ripropone come niente fosse successo. I valori trovati da beleave, se qualcuno se lo stesse chiedendo, non sono per nulla strani o preoccupanti, come spiegherò più avanti.

Scelta delle analisi
Presi i campioni, tocca scegliere il tipo di analisi, cioè cosa cercare di preciso. Chiedendo ad un laboratorio di trovare la quantità di elemento X presente, il chimico va a misurare tutto l’elemento X presente, senza specificare i vari composti di cui faceva parte: quindi non si ha idea se si trattasse di composti pericolosi o meno. Se si chiede di misurare il bario, il laboratorio ti risponde sul bario, ma ciò non significa che sia stato trovato bario puro nei campioni, anzi proprio il contrario, dato che, come ho già spiegato, il bario puro semplicemente non può esistere in natura: è stato trovato bario ma che apparteneva a chissà quali composti. Quali erano tali composti? Boh! Erano composti relativamente innocui oppure potenzialmente pericolosi? Ri-boh!! Erano quantità preoccupanti di composti potenzialmente pericolosi? Ari-boh!!! Insomma, se si vogliono analisi serie bisogna farle sui composti anziché sugli elementi, e quindi bisogna chiederle specificamente, cosa che gli sciachimisti si guardano bene dal fare.

Lettura delle analisi
Quando si parla di materie scientifiche, la prima cosa da fare è mettersi bene d’accordo sulle unità di misura che si usano, altrimenti non si capirebbe di che si parla di preciso. Nel caso di analisi chimiche il risultato viene solitamente espresso in peso dell’elemento trovato per ogni chilogrammo (se si parla di analisi di solidi) o per ogni litro (se si parla di analisi di acqua) o per ogni metro cubo (se si parla di analisi di aria) del materiale analizzato. Il peso dell’elemento raramente viene espresso in grammi (g), solitamente si usano i milligrammi (mg, cioè millesimi di grammo) oppure i microgrammi (µg, cioè millesimi di milligrammo, cioè milionesimi di grammo). Spesso nel caso delle misure nei solidi, il risultato ottenuto è indicato come parti per milione (ppm) oppure parti per miliardo (ppb): non c’è da spaventarsi, sono solo delle percentuali espresse, come dice il nome, su una suddivisione del campione per un milione, oppure per un miliardo, invece che su una suddivisione per cento. Quindi, così come nelle percentuali 100 % indica la totalità, in tali casi la totalità sarà indicata rispettivamente come 1˙000˙000 ppm e come 1˙000˙000˙000 ppb. Nella tabella che ho mostrato, scrivere che l’ossigeno compone la crosta terreste per 455˙000 ppm, significa che il 45,5 % della crosta terreste è formata da ossigeno: attenzione, che sto parlando di crosta terrestre, cioè le acque di oceani, mari, laghi, fiumi, paludi, pozzanghere e quant’altro, nonché l’ossigeno dell’atmosfera e del vapor acqueo in essa contenuto, nubi comprese, sono esclusi dal conto (capite meglio, ora, perché ho parlato di vero e proprio outsider nel caso dell’ossigeno?). Analogamente il silicio contribuisce a formare la crosta terrestre per il 27,2 %, e l’alluminio per l’8,3 %, mica bruscolini. Avremo quindi che sia 1 mg/kg sia 1 g/ton, equivalgono ad 1 ppm (infatti un millesimo di grammo diviso mille grammi ci dà un milionesimo, così come un grammo diviso un milione di grammi), mentre 1 µg/kg equivale a 1 ppb (un milionesimo di grammo diviso mille grammi infatti dà un miliardesimo): naturalmente 1 ppm equivale a 1˙000 ppb e viceversa 1 ppb equivale a 0,001 ppm. Proprio volendo, anche nel caso delle misure in acqua e in aria si può esprimere il risultato in ppm o ppb:
  • nel caso dell’acqua, un litro pesa un chilogrammo, quindi 1 mg/L equivale a dire 1 ppm, mentre 1 µg/L equivale a 1 ppb
  • nel caso dell’aria è più complicato perché non ovunque l’aria ha la stessa composizione, specie per quanto riguarda la presenza di vapor acqueo in essa, ed inoltre, essendo una miscela di gas e vapori, la sua densità dipende fortemente dalla temperatura;
    parlando di aria secca a temperatura ambiente (20° C), un metro cubo pesa 1,205 chilogrammi e quindi 1 mg/m3 corrisponde a 0,83 ppm e 1 µg/m3 corrisponde a 0,83 ppb
Nella lettura di un’analisi è fondamentale fare attenzione alle unità utilizzate, perché anche se quelle che ho indicato sono le più diffuse, può capitare ne vengano usate altre (ad esempio mg/100g che equivale a 10 ppm), ma anche perché spesso nello stesso referto d’analisi non si usa sempre la stessa unità di misura (la quantità di un elemento viene espresso in una data unità, quella di un altro in una diversa): per non creare confusione io parlerò sempre di ppm, in modo da poter facilmente confrontare i dati numerici. Altra cosa da tenere presente: chiedendo dell’elemento X, il laboratorio lo elenca nelle analisi anche se praticamente non ne viene trovato. Il praticamente deriva dal fatto che tutti gli strumenti di analisi hanno dei ben precisi limiti, sicché non riescono a misurare quantità più piccole di un tot (tot che sarà diverso, in genere, da elemento a elemento e da composto a composto). Quando nelle analisi si trova scritto:
elemento X  <  tot
significa che la quantità di quel dato elemento, sempre che esso sia presente, è minore del limite di misurazione suddetto. Detto in parole povere, il laboratorio con quella scritta intende «Per l’elemento X, quantità più piccole di questo tot non è possibile misurarle e nelle nostre misure di quell’elemento non ne abbiamo trovato: quindi o X non c’è proprio, oppure ce n’è così poco da non essere misurabile e comunque, a tutti gli effetti pratici, è come se non ci fosse». Per finire, se si fanno analizzare polvere, sedimenti o filtri, le quantità trovate vanno confrontate con la tabella sulla quantità media di presenza degli elementi nella crosta terrestre che ho riportato prima, perché sempre di polvere raccolta si tratta. Se e quando se ne trovassero quantità decisamente superiori a quelle indicate (e con decisamente si intende almeno il doppio), non è comunque ancora il caso di strapparsi le vesti dalla disperazione: visto che quelli sono valori medi, bisogna andare a verificare quali siano i valori precisi di riferimento della zona in cui è stato fatto il prelievo, che possono essere anche di molto maggiori di quelli medi. Se ancora il risultato non torna, allora si devono andare a controllare le attività inquinanti presenti in zona: gli scarichi di aerei che volano a chilometri di quota sono proprio l’ultimissima delle fonti da prendere in considerazione. Vista la preoccupante mancanza del seppur minimo buon senso da parte degli sciachimisti, a loro beneficio preciso ulteriormente l’ultimo punto. Se si prende un sedimento accumulatosi nel tempo di sostanze portate dalla pioggia, i contenuti di quel sedimento vanno confrontati con la famosa tabella valida per la crosta terrestre, perché è di quello che si tratta: polvere fatta precipitare dalla pioggia. Se si desidera sapere la concentrazione di un elemento nella pioggia, bisogna saper indicare quanti litri di pioggia hanno portato quei sedimenti e fare il rapporto tra quantità totale dell’elemento (NON percentuale, quindi il peso vero e proprio e NON i ppm o i ppb) e quantità totale dell’acqua che lo conteneva: solo a questo punto si può fare il raffronto coi limiti per l’acqua potabile, che infatti sono usualmente espressi in mg/L (o µg/L), anche se è del tutto inutile farlo, dato che, come spiegato, non si capisce perché la pioggia dovrebbe rispettare quei limiti, ma tant’è... Nel caso torinese accennato prima, quindi, beleave avrebbe dovuto misurare quanti litri di pioggia erano caduti nella sua fioriera in tre anni e mezzo per sapere il vero contenuto della pioggia, e solo dopo fare il raffronto con i limiti per l’acqua: avendo invece a disposizione solo l’analisi dei sedimenti, l’unica cosa che poteva e doveva fare era confrontare i risultati con il contenuto degli elementi nella crosta terrestre. Tale confronto ci dice che i contenuti di quei sedimenti sono pienamente compatibili con quelli che ci si aspetta di trovare in media:
  • ALLUMINIO trovati 24˙600 ppm da confrontare con gli 83˙000 mediamente attesi
  • BARIO trovati 475 ppm da confrontare con i 390 mediamente attesi
Allo stesso modo, quando si mostrano delle analisi, si deve specificare se le quantità misurate sono riferite al sedimento oppure alla totalità del campione di pioggia, visto che quello che fanno i laboratori per analizzare l’acqua, è appunto far evaporare l’acqua stessa dal campione per poi analizzare i sedimenti rimasti. Analogamente, se si vuole analizzare l’aria si raccoglie polvere per un certo periodo tramite appositi filtri applicati a degli aspiratori: se si analizza il contenuto dei filtri, ancora una volta il paragone va fatto con la solita tabella riferita al terreno perché si sta parlando di polvere, mentre se si vuole dare la misurazione del contenuto per l’aria si deve fare esattamente come per l’acqua, cioè dividere la quantità totale trovata di un elemento per i metri cubi dell’aria aspirata che la conteneva. Solo dopo si può fare il raffronto con i limiti imposti per legge per l’aria (che infatti sono usualmente espressi in mg/m3) e nei posti di lavoro a rischio (e non in ogni punto dell’atmosfera terrestre): se proprio si vuole perdere un po’ di tempo, ovvio, ché anche in questo caso un tale confronto non significa niente di preciso, esattamente come non significava niente di preciso nel caso dell’acqua. Adesso che ho reso disponibile almeno un’infarinatura della faccenda, giusto per farne capire le linee essenziali a chi non mastica la materia, nonché esplicitato la lista di errori che di solito commettono gli sciachimisti, non resta che fare qualche esempio pratico di sciemica, cioè la chimica sciemoizzata secondo i dettami degli ineffabili Marcianò Bros e loro adoranti seguaci.


Le balle dei media


Per una volta la balla non nasce dai Marcianò Bros, che, qui, si limitano a riportarla: intendiamoci, non che ripetere falsità senza prima verificarle sia meno grave che inventarsele di sana pianta.

Iniziamo col dire che questa è una chiara testimonianza del bispensiero di Straker, Zret e compagnia cantante di sciachimisti convinti.
Essi sostengono infatti che i media tradizionali (giornali e televisione) siano completamente succubi dei cattivoni che dominano il mondo (il Vaticano, i Gesuiti, i sionisti, gli Illuminati, i massoni, il NWO, i Rettiliani e chi più ne ha più ne metta) e quindi siano, per definizione, non solo inaffidabili ma proprio volontari complici, cercando essi consciamente di fare il lavaggio del cervello alla popolazione mondiale (la «marmaglia formata da omuncoli passivi, rinunciatari, pavidi, codardi, insulsi e incapaci di articolare un semplice ragionamento», come Zret ci definisce affettuosamente).
Questo fino a che non spunta qualche “servizio” che parla di una delle loro amate ipotesi di complotto: in quel caso, e solo in quel caso, il media in questione diviene affidabile ed onesto al di là di ogni dubbio, senza bisogno di alcuna verifica delle sue affermazioni, solo perché sostiene le loro paranoie.

Prendere una posizione chiara e non ballerina ma soprattutto intelligente, pensare cioè che i media siano inaffidabili sempre e quindi andare a verificare tutto ciò che espongono prima di ripeterlo a pappagallo, a prescindere che confermi o meno i proprio pregiudizi, come fanno le persone intellettualmente oneste, pare troppo difficile per loro:
  • partono col dividere il mondo in «buoni» e «cattivi», come i bambini o chi non ha voglia di darsi da fare per giudicare, e scrupolosamente, caso per caso;
  • poi decidono che i «buoni» sono loro e che chi non è con loro è ipso facto «cattivo» (tale e quale un certo George W. Bush tra l’altro, che loro identificano come «cattivo» e a questo punto sorge spontanea la domanda: cosa distinguerebbe «buoni» da «cattivi» se entrambi usani gli stessi, identici metodi?);
  • terminano decidendo che una persona passa da «cattivo» a «buono» e di nuovo a «cattivo» in un batter di ciglia, solo perché a loro così gira in quel momento.


Fatta questa doverosa premessa, analizziamo il tanto sbandierato «servizio della KSLA» sulle «scie chimiche», questo (la versione sottotitolata in italiano si trova qui, ma conoscendo i metodi truffaldini degli sciachimisti, nostrani e non, meglio guardasi l’originale):





La prima affermazione riguarda “strani” incroci di scie che si vedono nei cieli di Stamps, Arkansas, però si omette di dire che Stamps si trova in una regione molto trafficata dal punto di vista aereo:
  • è situata tra i due più grandi VOR della regione (Texarcana ed El Dorado);
  • è vicina all’aerovia Victor V278, la più grande tra le aerovie che collegano est ed ovest degli Stati Uniti;
  • è vicina ad un MOA (Military Operating Area);
  • sopra di essa si intersecano ben tre rotte molto importanti (Atlanta–Dallas, San Antonio–New York e Houston–Chicago), roba da passaggio di un aereo ogni cinque minuti in media (quindi ci sono anche dei picchi di maggior frequenza).
Di fronte a queste considerazioni, è ancora così inspiegabile che, in caso di condizioni favorevoli in quota, le scie di condensazione siano numerose, e che si intersechino, visto che si intersecano le aerovie di cui sopra?
Quindi già partiamo male, con informazioni a dir poco lacunose.


Si passa ad un altro classico dei fanatici delle «scie chimiche», cioè la “strana” persistenza delle scie in cielo.
Le scie di condensazione prodotte dai motori sono né più né meno che nuvole indotte dall’azione dei motori stessi: perché la persistenza di una nuvola in cielo risulti incomprensibile a questi signori, autore del “servizio giornalistico” compreso, non è dato sapere.


A seguire, viene affrontato il tema del bario trovato in campioni di acqua piovana, ma ancora una volta l’inviato della KSLA, Jeff Ferrell, si guarda bene dallo specificare un paio di cosette molto interessanti a riguardo, e cioè che il bario è un elemento molto comune in natura e soprattutto che l’Arkansas è, tra gli stati degli U.S.A., uno dei più ricchi di tale elemento.

Ci viene anche rivelato che Bill Nichols, il cittadino preoccupato che compare nel video e che ha fornito i campioni da analizzare, afferma di aver visto cadere del pulviscolo subito dopo il passaggio di alcuni aeroplani: d’accordo che il bario è pesante, ma per vederlo cadere subito dopo il passaggio degli aerei è necessario che essi volino a poche centinaia di metri dal suolo, non certo a chilometri. E poi, se si è trovato nel bel mezzo di una nube tossica, come mai è ancora in buona salute?
Però magari il giornalista si è espresso male, od ho capito male io, quindi andiamo avanti.

Va considerato che, per compiere analisi che abbiano un minimo di valore probatorio, è necessario procedere al prelievo con opportune cautele per evitare ogni tipo di contaminazione accidentale e non per niente ci sono degli specialisti che sono pagati per farlo in modo accurato (una figura professionale che quindi non esisterebbe se si trattasse di un’incombenza alla portata di chiunque, senza richiedere conoscenze particolari e mirate): chi ha realizzato l’intervista non si è preoccupato di chiedere nulla a tal riguardo a Nichols.
Per fortuna ci viene in soccorso lo stesso Nichols, che, nei commenti al video su YouTube sotto lo pseudonimo grandmacaesar, scrive:

hi, i'm the guy in this video with the jar of goo---"bill nichols, concerned citizen". i've just posted a few pix from the last 6 months of spraying on my "grandma caesar" myspace page in the photo section.

i put 2 clean bowls there specifically because i wanted to catch what was falling. i don't recall exactly when i put the bowls there, but they were there for about a month before i contacted ksla.

Cioè, per la raccolta dei campioni di acqua piovana egli ha usato dei barattoli che ha tenuto sul retro del suo pick-up scoperto per circa un mese, prima di portarli ad analizzare.
Roba di una professionalità esemplare, non c’è che dire.


Fin qui il curatore del “servizio giornalistico” sulle «scie chimiche» ha già inanellato una bella serie di omissioni e facilonerie che rendono il suo operato molto, ma molto, approssimativo, però il meglio deve ancora venire.

Infatti nelle analisi mostrate nel video e riportate qui proprio da Bill Nichols alias grandmacaesar, si legge chiaramente che il livello di bario misurato è di 68.8 µg/L (cliccare sull’immagine per ingrandirla):



Ora, µg significa »microgrammo» cioè milionesimo di grammo e un litro d’acqua pesa un chilogrammo, cioè mille grammi: facendo il rapporto (un milionesimo di grammo diviso mille grammi) si ottiene un miliardesimo, detto anche ppb (part per billion, cioè appunto parte per miliardo).
Analogamente mg sta per «milligrammo», cioè millesimo di grammo, e mg/L dà come risultato un milionesimo, detto anche ppm (part per million).

Ovviamente un milligrammo è mille volte un microgrammo (e viceversa un microgrammo è un millesimo di milligrammo), quindi la tabella di conversione sarà:

1 mg/L = 1 ppm = 1000 ppb = 1000 µg/L

1 µg/L = 1 ppb = 0,001 ppm = 0,001 mg/L


Tutto ciò per evidenziare che Jeff Ferrell dice una sciocchezza grossa come una casa quando se ne esce con l’affermazione:

The results, a high level of barium, 6,8 parts per million, more than three times the toxic level set by the EPA.

Il risultato è un alto livello di bario, 6,8 parti per milione, più di tre volte il livello tossico stabilito dall’EPA.


La bestialità dell’affermazione consiste nel fatto che 68,8 µg/L = 68,8 ppb NON sono 6,8 ppm BENSÌ sono 0,0688 ppm, ossia ben cento volte di meno di quello che si sostiene in quel bell’esempio di “giornalismo investigativo”.

Essendo il limite stabilito dall’EPA per le acque potabili (e comunque in natura esistono tranquillamente quelle non potabili, senza che ci sia dietro nessun complotto) di 2 mg/L = 2 ppm = 2000 ppb = 2000 µg/L, come visibile qui, la concentrazione di bario trovata nei campioni analizzati, ben lungi dall’essere più di tre volte (il 300%) del massimo consentito, è appena poco più di un trentesimo (il 3,3%) di tale limite: alla faccia degli alti livelli di bario trovati nell’acqua piovana e dovuti alle «scie chimiche».

Il grande scoop del servizio speciale consiste tutto in questa rivelazione sugli alti livelli di bario, scoop che crolla miseramente come un castello di carte appena si compiono un paio di elementari conversioni delle unità di misura.
È mai possibile che chi ha redatto questa benedetta “inchiesta giornalistica” non si sia accorto della monumentale farloccaggine riportata? E idem chi ha deciso di metterla in onda?
Certo, nessuno è obbligato a conoscere le unità di misura e non demonizzo nessuno per questa mancanza, ma il mestiere di un giornalista dovrebbe essere quello di fare informazione e di cercare fonti sicure e fidate per le notizie che diffonde: per informarsi sulle unità di misura non doveva mica disturbare un premio Nobel, gli bastava rivolgersi ad un maestro delle elementari.

Alla fine, ma proprio alla fine, il cosiddetto “inviato speciale” della KSLA si decide ad andare da qualcuno che ne capisce qualcosa in materia, però solo per farci sapere quanto sia pericoloso il bario se assorbito in quantità eccessive: e grazie al cavolo, anche l’acqua in quantità abnormi è mortale, ma fare due conti della serva prima di andare in giro a gridare al lupo e diffondere notizie false e panico ingiustificato è troppa fatica, vero Jeff Ferrell, vero redattori vari del telegiornale della KSLA, vero pecoroni coi paraocchi sostenitori delle «scie chimiche» assortiti che spammate questo video ovunque capiti, senza un minimo di cognizione o di criterio?


Le balle dei Marcianò Bros


Come anticipato nel precedente articolo a riguardo, i Marcianò Bros sono cospirazionisti tutti d’un pezzo, indi per cui la quale non possono assolutamente fare a meno di infilare i mitici «elicotteri neri» nel complottone totale e globale di cui si ritengono disvelatori, quello ormai famigerato delle “scie chimiche”.
Ché non sono mica i figli della serva, loro: gli »elicotteri neri» ci stanno in tutte le ipotesi di complotto di tutti gli altri e ci devono stare pure nella loro, uffi!

Quindi, sono tornati all’attacco con un post (qui e qui) dove ci presentano una collezione di «calabroni» che avrebbero ripreso, dicono, mentre solcavano i cieli di Sanremo (la numerazione è stata aggiunta da me):




Ma dico io, più viene spiegato che se si propongono delle immagini schifose (in quanto sottoesposte e riprese in controluce) poi non ci si può lamentare del fatto che è praticamente impossibile distinguere i colori e men che meno gli identificativi, più ’o professore mostra delle immagini scadenti, e adesso pure minuscole?

Tanto per fare un esempio, la foto 5 si riferisce ad una nostra vecchia conoscenza, l’AB-412HB Grifone della Guardia di Finanza, come già dimostrato in precedenza, e Zret passa dal presentare questa immagine:


al presentare questa:



Visto l’andazzo, ormai mi aspetto da un momento all’altro che postino una roba del genere:


Misterioso elicottero nei cieli di Sanremo:
notare la livrea senz’ombra di dubbio nera
nonché la totale assenza di identificativi.



Ma sono grato ai due fratelloni imbroglioni fissati con le “scie chimiche” per quest’ennesima uscita bislacca, perché mi da modo di dimostrare che se presentano immagini indecifrabili, lo fanno di proposito per i loro fini propagandistici e non perché non ne abbiano a disposizione di migliori.
I fermo-immagine 1 e 2, infatti, provengono da questo loro video:



Ora, a parte che si tratta quasi certamente dello stesso elicottero filmato in momenti diversi, nel video è ripreso molto meglio di come ci viene mostrato in quei due obbrobri microscopici.
Si vede bene ad esempio che ha dei colori che definirei tutt’altro che militari o mimetici, e soprattutto si riconosce chiaramente la presenza dei contrassegni del velivolo, come questo mio screen-shot mostra (cliccare su di esso per ingrandirlo):



Perché non mostrare un’immagine come questa, invece di quelle scelte da ’o professore e ’o comandante?
Troppo esplicativa?
Troppo poco enigmatica?
Non è utile per dare a bere ai lettori che Sanremo sarebbe infestata da «calabroni» sospetti assai, indaffarati nell’operazione “scie chimiche”?

Se a qualcuno interessasse, trattasi di un per nulla misterioso SA-315B Lama della Aérospatiale facente parte della flotta della ancor meno misteriosa EliOssola: più esattamente si tratta di questo modello, fotografato, guarda il caso, durante una missione anti-incendio a Borgo d’Oneglia, una ventina di chilometri in linea d'aria da Sanremo (ringrazio John per la precisazione).
Quanto scommettiamo che anche gli altri elicotteri sarebbero facilmente identificabili, se solo qualcuno si decidesse a diffondere riprese un minimo decenti invece che degli aborti di immagini come quelle finora proposte dai Marcianò Bros?

Inoltre mi sembrava di aver già chiarito che dalle parti di Sanremo, tra mare davanti, montagne dietro, confine di fianco e ricconi come turisti, vedere svolazzare «calabroni» di tutti i tipi (dalle forze dell’ordine ai Vigili del Fuoco, dal Pronto Soccorso alla Guardia di Finanza fino ad arrivare a mezzi privati di ogni genere), dovrebbe essere praticamente la norma: per favore, che qualcuno avvisi Straker e Zret che loro vivono appunto a Sanremo, proprio questa Sanremo, provincia di Imperia, Liguria, Italia e non a San Remo, Victoria, Australia.

Se poi qualcuno vuol farsi due risate, consiglio la lettura degli scopi che avrebbero questi temibilissimi elicotteri, visto che i fratelli Marcianò, al solito, se ne inventano a iosa, uno più ridicolo dell’altro e naturalmente manco mezzo che sia anche solo minimamente provato.

Le mie preferite preferito sono:

Gli elicotteri, sulla base di rilevazioni radar o di altro tipo, cercano di neutralizzare o di allontanare da siti prossimi ad installazioni militari o di interesse strategico, sfere di origine non terrestre, forse sonde.

e

I velivoli, con i loro passaggi a bassa quota, intimidiscono testimoni oculari di avvistamenti U.F.O. e ricercatori che investigano fenomeni come le chemtrails, i pittogrammi nei campi di cereali, le misteriose mutilazioni animali, le zone contraddistinte da aberrazioni magnetiche e gravitazionali etc.

Chi infatti, alla vista di un elicottero, non si sente atterrito e spaventato, preso dall’irrefrenabile impulso di fuggire a gambe levate, soprattutto dopo aver avvistato un UFO?

Non sarà che questi benedetti “ricercatori” si sentono intimoriti dal passaggio di un semplice e normalissimo elicottero per la stessa ragione per cui vedono misteri e complotti sotto ogni sasso, e cioè perché affetti da paranoia galoppante?


Le balle dei Mercianò Bros


Fantasmagorica sparata di Antonio Marcianò in questo post, che più che un articolo sembra una favola, tanto è fantasioso e assurdo.

’O professore afferma che:

La televisione indonesiana ha riportato che il 7 aprile scorso un velivolo, dotato di un dispositivo per l’erogazione di sostanze chimiche velenose, è precipitato in una zona residenziale con edifici in costruzione a Ciputat, nella parte occidentale dell'isola di Giava.
[...]
La troupe televisiva, giunta sul luogo dell'incidente, luogo che è stato delimitato in fretta e furia, ha riportato che gli agenti di polizia sono rimasti sorpresi, quando hanno constatato che il velivolo era privo di contrassegni identificativi. In fotografie pubblicate su una rivista, i contrassegni sono comparsi miracolosamente.

Perché Zret non ci dice subito da dove aveva ricavato la presunta notizia, come trasparenza e rispetto nei confronti dei lettori pretenderebbero?

Facile, perché neanche lui sapeva da dove diavolo saltasse fuori, men che meno ne poteva conoscere i particolari: qualcuno (tali Red Cloud ed Edostar, a giudicare dai ringraziamenti) lo aveva edotto sul fatto che un aeroplano senza passeggeri era caduto in Indonesia e ’o professore ci ha ricamato sopra la storia del «tanker chimico».
Evidentemente secondo Zret (alias Ptah nel forum di Focus) vale l’equazione «aereo» uguale a «bestione dell’aria», da cui «aereo senza passeggeri» uguale a «tanker militare che sparge scie chimiche», come accenna appunto nella discussione su Focus.

Alla fine, i componenti del «dinamico duo» si sono peritati di aggiungere nel loro “articolo” un link esplicativo, ma solo dopo che scie-nziato si era dato da fare per trovarne uno serio alla notizia (qui).
Notizia che è stata distorta comunque, ça va sans dire, da ’o professore e ’o comandante: la verità è che l’incidente riguardava un Cessna 172 impegnato in un volo di addestramento, mentre secondo la surretizia interpretazione elucubrata a posteriori dai Marcianò Bros, l’aereo realmente caduto sarebbe un altro, poi sostituito con una carcassa di Cessna (caduto chissà dove e senza che nessuno se ne accorgesse, mesi prima).

A questo punto si rende necessario sottolineare un concetto: le persone oneste ammettono tranquillamente l’errore commesso in buona fede, ma i ciarlatani difendono sino al ridicolo ed oltre le menzogne che propalano.
Ecco perché parlo di «balle» dei Marcianò e non di semplici errori: perché i due autoproclamatisi guru della Sacra Setta delle Scie Chimiche non hanno assolutamente mai confessato di aver detto una sciocchezza, preferendo mille volte esibirsi in spettacolari quanto acrobatiche arrampicate sugli specchi pur di non ammettere l’eventuale sbaglio, convinti come sono che il loro pubblico sia costituito da boccaloni pronti a bersi di tutto.

In questo caso abbiamo un Cessna 172, cioè un aeroplano di questo tipo, precipitato durante un volo di addestramento: per forza aveva solo tre persone a bordo, quante volete che ce ne stiano su un velivolo minuscolo come quello?
Sarebbero quelli i «tanker chimici» di cui gli sciachimisti si riempiono tanto la bocca? E le tonnellate di robaccia che spargerebbero in giro sotto forma di «scie chimiche», dove caspita sarebbero stivate?

Ancora una volta i due fratelloni imbroglioni non hanno fatto eccezione nel dimostrarsi ciarlatani: infatti Straker, anziché ammettere l’abbaglio del fratello, è partito lancia in resta in suo soccorso, con un’altra sparata peggiore della precedente, che aggiunge farsa alla farsa e cioè, come anticipato, che secondo loro l’aereo precipitato sarebbe sicuramente stato un tanker irroratore, sostituito «magicamente» con la carcassa di un Cessna.

«Magicamente» perché, come si possa far sparire in quattro e quattr’otto un gigante di sessanta e passa metri per altrettanti, sotto gli occhi di tutti senza che nessuno se ne accorgesse e mettere al suo posto un aeroplano di poco più di otto metri come un Cessna 172, ’o comandante è troppo pudico per rivelarcelo: probabilmente in cuor suo si culla al pensiero di un bel teletrasporto alieno seguito da una delle più classiche sparaflashate dei famigerati Men in Black indonesiani, per far dimenticare il tutto ai vari testimoni.

In compenso ci rivela il «ferreo» (è proprio il caso di dirlo) ragionamento che lo ha portato a questa conclusione sbalorditiva: i rottami presentavano macchie bruno-rossastre e quelle macchie non potevano essere altro che ruggine di mesi addietro (qui, oltre che nel delirante «articolo» già citato).

Avete letto bene, ruggine.

Il pensiero che quelle macchie possano essere di terriccio, visto che l’aereo si è abbattuto sul nudo terreno, non lo sfiora nemmeno o più probabilmente lo sfiora ma lui preferisce ignorarlo: Rosario Marcianò, sedicente «appassionato di aeronautica», non ha la minima remora ad affermare che secondo lui gli aeroplani si costruiscono col ferro, probabilmente perché tale materiale è notoriamente leggero e, appunto, refrattario agli agenti atmosferici come l’umidità.

Ah, i bei vecchi tempi in cui gli aerei li costruivano in ghisa...


Le balle dei Marcianò Bros


Uno dei mantra preferiti d’o comandante è quella che lui chiama la «definizione FAA delle contrail», che ripeteva ossessivamente (questo, questo, questo, questo, questo e questo sono solo alcuni esempi):

Secondo definizione FAA, una Contrail si forma sopra i 9000 metri, a temperature minori di -40° C, e con umidità relative superiori o uguali al 70%.

Dopo averla tanto ribadita, però, all’improvviso Straker comincia a fornirne versioni diverse come questa (qui e qui):

Le scie di condensa si formano a quote superiori ai 9.000 metri, valori di umidità superiori al 72% e temperature inferiori a -41° Celsius.

o come quest’altra (qui):

Le scie di condensa, infatti, si formano a quote superiori agli 8.000 metri, valori di umidità superiori al 72% e temperature inferiori a -41° Celsius.

Andando su uno dei blog dei fratelli Marcianò (http://www.sciechimiche-zret.blogspot.com/), ci si accorge che la cosiddetta “definizione FAA” è ancora cambiata:

Secondo definizione FAA, una Contrail si forma sopra i 8000 metri, a temperature minori di -40° C, e con umidità relative superiori o uguali al 70%.

Scusate il bisticcio di parole, ma per definizione, in ambito scientifico una definizione è rigorosa, precisa e non cambia, un pezzo qua e uno là, a seconda di come gira allo scrivente: quindi che razza di definizione sarebbe, se si trasforma continuamente?

Facile, è una “definizione” farlocca, inventata di sana pianta da Straker, o da chi per lui, per sostenere la panzana delle «scie chimiche»: non esiste traccia da nessuna parte di una “definizione” del genere rilasciata dalla FAA, né da nessun altro, per il semplice fatto che una “definizione” del genere è una castroneria colossale.
Siamo quindi di fronte ad una balla nella balla.

Ma andiamo con ordine.

La faccenda puzza di bufala lontano un miglio già a partire dal fatto che venga tirata in mezzo la FAA, che è la Federal Aviation Administration cioè l’agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense incaricata di regolare e sovrintendere ogni aspetto riguardante l’aviazione civile. Insomma, è un ente amministrativo e proprio non si capisce che cosa un ente del genere dovrebbe entrarci con una presunta “definizione delle contrail”: voglio dire, voi ce lo vedete, chessò, il PRA che si mette a dare “definizioni” sul come e perché, d'inverno, dallo scappamento delle auto esce del fumo bianco (che non è altro che vapore)? Appunto.

A seguire: che quella definizione sia stata inventata dai Marcianò, o al massimo da loro scopiazzata da qualche sito complottista senza verificarne l’autenticità, è comprovato dal fatto che dietro richiesta di maggiori precisazioni, ’o comandante fa orecchie da mercante e non si degna neppure lontanamente di citare il link, o la pubblicazione precisi, da cui quella «definizione» sarebbe tratta: gig_geranius, un utente di sciechimiche.org, provò in illo tempore a chiedere lumi a tal proposito (qui e successivamente qui):

Sucsate se mi permetto ragazzi ma leggo di cose che sono piuttosto disinformazione..

Non sono un esperto in materia ma mi sto' documentando e parlando con gente che lo è (nei forum di chimica, aeronautica, meteo, ecc..) e questa
frase (che purtroppo in passato ho scritto anche io) non è corretta, ovvero
solo sopra i 9000 m, solo dal 70% in su di umidità relativa e solo dai -40C° in giù possono essere contrails.

E una dichiarazione molto imprecisa..

Ciao Straker,
questa frase l'ho letta e riportata io stesso in passato.. ho cercato di trovarla sul sito della FAA ma non ci sono riuscito..

e non credo (dovrei trovare l'articolo originale) che questa frase sia l'esatta traduzione dall'inglese ma mi sembra un po'
l'interpretazione di una cosa letta e compresa a proprio modo.
A volte basta una parola per cambiare il senso della frase.

Ovviamente ritratto il tutto se trovo l'articolo o se qualcuno me lo può segnalare.

ottenendo come unico risultato quello di essere bannato per «lesa maestà», avendo osato dubitare della parola dell'auto-proclamatosi Sommo Guru della Sacra Setta delle Scie Chimiche Rosario Marcianò.

Riguardo invece il fatto che la presunta “definizione FAA” sia priva di ogni fondamento, basta consultare un qualsiasi studio serio fatto sulle contrail: che ci siano quote minime o umidità relative minime al di sotto delle quali le scie di condensazione non possono assolutamente formarsi è, semplicemente, una stupidaggine.

Le variabili che condizionano la formazione delle scie di condensa rilasciate dai motori (che ne esistono anche di altri tipi) sono una moltitudine, in quanto abbiamo una miscela di gas, particolato e vapore che esce dai motori e che si mescola con l’aria atmosferica. Perciò vanno presi in considerazione:
  • pressione, temperatura e umidità relativa della miscela uscente dai motori
  • pressione, temperatura e umidità relativa dell’atmosfera
  • tipo, quantità e dimensione del particolato, in quanto le particelle da cui è costituito possono comportarsi da eccellenti nuclei di aggregazione per le molecole d’acqua
Inoltre tutti questi parametri non vanno considerati uno ad uno separatamente, bensì tutti contemporaneamente e in reciproca correlazione: per tutti questi motivi non ha alcun senso pretendere di dare una formuletta magica con solo tre valori e per di più valori considerati in modo assoluto e indipendente l’uno dall’altro.
Volendo ci si può limitare a considerare i valori di pressione, temperatura e umidità dell’atmosfera presenti al passaggio dell’aereo trascurando tutto il resto, nel qual caso però, ovviamente, non si possono fare calcoli precisi ma solo previsioni, più o meno precise che però di certo non saranno mai accurate al 100%: tra questi parametri, quello più vincolante è la temperatura atmosferica, che deve essere comunque abbastanza rigida, ma non ci sono né pressioni né umidità relative atmosferiche minime, né temperature massime assolute al di là delle quali è del tutto impossibile il verificarsi di una contrail.

Per rendersene conto, è sufficiente consultare un grafico di Appleman esteso fino alla superficie terrestre (la pressione di 1000 hPa è quella atmosferica a livello del mare, RH è l’umidità relativa che può andare dallo 0 al 100%), che gli sciachimisti trattano come fosse Vangelo infallibile da quando ne sono venuti a conoscenza, invece dello strumento previsionale impreciso che realmente è (RH sta per Relative Humidity, cioè Umidità Relativa, e come si vede va dallo 0% al 100%)):



Il perché le scie di condensazione si possono formare anche con un’umidità relativa dell’atmosfera dello 0% è semplice: da ogni motore esce più o meno un litro di acqua al secondo, sotto forma di vapore, che è una quantità non indifferente. Se la temperatura atmosferica è abbastanza bassa, esso può benissimo condensare e ghiacciare, formando le caratteristiche scie.
Naturalmente non bisogna confondere la formazione con la persistenza: la scia si può benissimo formare con umidità atmosferica nulla, ma poi ci metterà ben poco tempo ad evaporare e affinché ci sia persistenza l’umidità deve essere sicuramente molto più elevata dello 0%.

Inoltre, negli studi scientifici accurati e non semplicemente divulgativi, la quota come parametro da tenere in considerazione non compare proprio, visto che non avrebbe alcun senso farlo: certamente pressione e temperatura atmosferiche tendono entrambe a diminuire all’aumentare dell’altitudine, ma non in modo preciso e sempre identico ovunque, quindi ad una data quota non corrisponderanno mai univocamente una precisa pressione ed una precisa temperatura, sempre quelle e sempre uguali a se stesse, dipendendo queste ultime da una miriade di altre variabili (luogo, periodo dell’anno, condizioni atmosferiche come fronti di aria calda o fredda, fronti di alta o di bassa pressione, venti e correnti in quota, ecc. ecc. ecc.).

Logico che, abbassandosi la temperatura atmosferica al crescere della quota ed essendo essa il parametro più vincolante nelle previsioni, facendo un discorso generale e molto semplificato, si potrà dire che solitamente alle nostre latitudini le scie di condensa dei motori si formano ad alta quota, come riportato dalla NASA in questa pagina divulgativa, quindi non rigorosamente precisa nei particolari (il grassetto è mio):

Contrails only form at very high altitudes (usually above 8 km) where the air is extremely cold (less than -40 degrees C)

Le scie di condensazione si formano solo ad altitudini molto elevate (solitamente oltre gli 8 km, dove l'aria è estremamente fredda (sotto i -40°C).

il che non significa nel modo più assoluto che le scie di condensa formate dai motori non si possono mai formare sotto gli 8000 metri, altro che «scie chimiche».

Notate come nella precedente descrizione che riguarda la formazione delle contrail, di un minimo di umidità relativa necessaria non si parla affatto, dato che, come già detto, le contrail possono benissimo formarsi anche a RH dello 0%.

Il pezzo della “definizione” farlocca della FAA che parla dell’umidità relativa, proviene quasi certamente da quest’altra pagina della NASA, o una similare, dove si dice (grassetti miei):

The red line (dash-double dot line) in the Appleman chart shows at what humidities contrails can persist (usually between 60% and 70% relative humidity)

La linea rossa (linea con tratti e doppi puntini) nel grafico di Appleman mostra a quali umidità le scie di condensazione possono persistere (solitamente tra il 60% e il 70% di umidità relativa)

Quindi, come già accennato, un’umidità relativa elevata è ritenuta necessaria per la persistenza ma non per la formazione, delle contrail.

Quanto elevata?

Anche in questo caso non si può dare un valore certo e preciso in assoluto. A fare da discriminante è l’RHI (Relative Humidity of Ice) cioè l'umidità relativa rispetto al ghiaccio, che è diversa dall’RH, cioè l’umidità relativa rispetto all’acqua: l’RHI deve essere superiore al 100% affinché i cristalli di ghiaccio che formano le scie di condensazione non evaporino in breve tempo e le contrail persistano.
La RHI si può convertire in RH (tot RHI uguale a tot RH) ma non in modo univoco, cioè una RHI del 100% si traduce in valori in RH che vanno, in dipendenza di temperatura e pressione, più o meno tra una RH del 60% e una del 70%.
La linea rossa tratteggiata nella figura presente nella pagina che ho linkato rappresenta, appunto, una RH variabile tra il 60% e il 70% (cioè la RHI del 100%): solo per RH maggiori di quelle indicate dalla linea rossa, si prevede persistenza.

Insomma, gli sciachimisti hanno fatto un gran minestrone tra le due descrizioni generiche, e distinte, riguardanti la formazione e la persistenza delle scie di condensazione, ricavandone un’unica presunta “definizione” riguardante la formazione: “definizione” del tutto sballata e che, semplicemente, nessuno si è mai sognato di dare in un testo scientifico rigoroso, e non divulgativo.


Come concludere se non riconoscendo a ’o comandante Rosario Marcianò e a ’o professore Antonio Marcianò, che con questa balla al quadrato, hanno proprio superato se stessi.


Aggiornamento (28/12/2007)


La «definizione» citata è stata appena modificata sulla pagina principale dei blog dei Marcianò Bros in (il grassetto è mio):

una Contrail si forma sopra gli 8000 metri circa, a temperature minori di -40°C, e con umidità relative superiori o uguali al 70%.

Bene, allora mi leggono e mi permetto di dar loro un consiglio: forza ragazzi, ancora un piccolo sforzo e ci siete.
Togliete il riferimento alla FAA che non si è mai sognata di dare una definizione simile, trasformate quel «circa» in un «di solito» (che in italiano significano due cose diverse e ’o professore dovrebbe saperlo), eliminate la cavolata riguardo l’umidità relativa minima per la formazione e quella riguardo una temperatura massima assoluta slegata dagli altri paramentri, così almeno vi avvicinerete a qualcosa che assomigli alla lontana ad una descrizione (da non confondersi con definizione) decente.

Mini-aggiornamento (16/02/2008)
Pia illusione, la mia: ’o professore insiste nel diffondere la balla della «definizione FAA» farlocca (qui) e anzi va sempre peggiorando nelle fesserie che scrive, dato che adesso a sentire lui dovrebbero essere rarissime proprio tutte le contrail, non solo quelle persistenti.
Ricordo che il cavallo di battaglia degli sciachimisti è sempre stato che sono le scie persistenti ad essere sospette perché, secondo loro, rarissime (falso anche questo), ora scopriamo che lo sono tutte, per partito preso. Non solo, l’altro cavallo di battaglia era che le »scie chimiche« sarebbero tali in quanto troppo basse, non oltre i 4000 metri, per essere naturali, e ora si scopre che secondo loro sono chimiche anche le scie alte.
Anzi, a sentire i fratelli Marcianò sono tanker chimici, anzi addirittura droni, solo perché nelle immagini notoriamente riprese da cani dei due fratelli non si vedono i finestrini di un aereo ripreso dal basso a chilometri di distanza (bella forza, i finestrini sono sulla parte superiore e sono molto piccoli), anche gli aerei che di scie non ne rilasciano proprio (qui): chiaro ora perché parlo di Sacra Setta delle Scie Chimiche e di convincimenti fideistici e fanatici da parte di adepti e autoproclamatisi guru?


Aggiornamento bis (09/03/2008)


Altro giro, altra assurdità paranoica. La nuova versione dei Marcianò Bros consiste nell’affermare che i PDF della FAA contenenti la definizione di contrail su cui si sono fissati, c’erano ma sono spariti, ad opera, indovinate un po’ di chi? Ma di quei “fascisti” della NASA, ovvio:

[...]
La N.A.S.A. infatti, a seguito della marea di domande imbarazzanti su quelle scie che sfregiano i cieli, ha dovuto correre ai ripari, prima facendo sparire i documenti PDF della F.A.A., i quali spiegavano correttamente i paramentri di formazione delle contrails, poi sostituendoli con le sue personali spiegazioni ben poco tecniche e sin troppo evasive. Tutte queste informazioni sono ora unificate e tutti i documenti messi a disposizione dai diversi enti sono identici. Nulla si trova di precedente alla data di revisione fascista dell'ente spaziale.
[...]

By Blogger :: Straker ::, at 09 marzo, 2008 20:29

Visto che in praticamente tutti i siti sciachimisti mondiali viene riportata quella definizione farlocca, dobbiamo presumere che il mondo fosse pieno zeppo di sciachimisti che erano in possesso di quei PDF e dei link da dove scaricarli: li avranno scaricati per consultarli e ricavarne quella definizione, o no? O è così oppure i gestori dei suddetti siti sciachimisti se la scopiazzavano a vicenda senza che mai nessuno si sia preso la briga di verificarla.
Quindi dobbiamo altresì presumere che i Men in Black della NASA siano entrati nelle case di chiunque avesse scaricato i fantomatici PDF della FAA per cancellarli dai loro computer (insieme ad ogni prova della loro esistenza, link e tutto) e questo in tutto il mondo.
In più hanno dovuto sparaflashare chiunque li avesse mai visti, ’sti benedetti PDF fantasma, che nessuno se li ricorda.
Nessuno tranne gli sciachimisti, che sono gli unici ad essere certi della loro pregressa esistenza: ne consegue che quei geni onnipotenti, e fascisti, della NASA hanno fatto sparaflashare tutti quelli che al mondo avevano visti i PDF incriminati, tutti tranne gli sciachimisti che poi sono proprio coloro a cui i complottatori li volevano nascondere...


Genesi in diretta di una farloccata


A questo punto una persona normale, che non conosce per esperienza diretta un certo tipo di fanatismo, potrebbe anche chiedersi: va bene che qualcuno può aver capito e riassunto male delle frasi lette in giro sulla formazione delle contrail, creando così una “definizione” farlocca, però è mai possibile che essa sia stata riportata così acriticamente in migliaia di siti nel mondo, senza che nessuno la verificasse? È mai possibile che tante persone siano convinte di avere visto i documenti che contenevano quella “definizione”, tanto da esporsi al ridicolo facendo affermazioni tipo che tutti i documenti presenti in rete che la riguardavano siano stati fatti sparire e/o cambiati e nessuno che abbia copia dei presunti originali?

Possibilissimo, anche se affinché ciò avvenga ci vuole un misto non indifferente di ignoranza, presunzione, megalomania e paranoia terminale, caratteristiche che accomunano, purtroppo per loro, ben più di un compoottista.

Ecco come funziona, più o meno:
  1. qualcuno legge qualcosa di un argomento di cui è totalmente a digiuno, capendo fischi per fiaschi (non si sa quanto volontariamente) e, pensando di aver scoperto chissà che, la riporta da qualche parte;
  2. una o più persone, ignoranti nel campo come lo scopritore dello “scoop”, ne capiscono quanto lui, cioè niente (oppure capiscono solo quello che vogliono capire), e la prendono per buona, magari distorcendola ancora un pochettino per adeguarla ai propri preconcetti;
  3. la “scoperta”, così travisata, diventa appetibile proprio perché è strumentale ai pregiudizi di molti, quindi viene riportata pari pari in ogni dove, senza che nessuno si preoccupi di controllare l’originale;
  4. passano settimane, magari mesi o anni, prima che qualcuno si accorga che i documenti originali dicono tutt’altro e informi del fatto chi riporta, acriticamente, quella notizia sballata;
  5. però a forza di ripeterla a pappagallo per tanto tempo, chi la considerava corretta continua a considerarla tale e anche il primo divulgatore si è probabilmente convinto che lui aveva capito benissimo quello che aveva letto e c'era scritto proprio come diceva lui;
  6. quando vengono mostrati i documenti originali che dicono tutt’altro, pur di non ammettere di aver preso un abbaglio per tanto tempo, moltissimi preferiscono inventarsi che quel documento deve essere falso, che l’originale è stato fatto sparire e sostituito con quello, cioè inventarsi e credere all’inverosimile piuttosto che ammettere di aver sbagliato.
Si tratta di una specie di allucinazione collettiva, che parte da un bias cognitivo di conferma e termina con la necessità di re-inventarsi i ricordi per annullare una dolorosa (per l’autostima) dissonanza cognitiva: ovvio che parlo degli adepti in buona fede, certi auto-nominatisi guru i ricordi li hanno chiarissimi ma mentono scientemente riguardo ad essi.

Per chi ancora fosse scettico sul fatto che certe leggende possano iniziare così, per poi diffondersi a macchia d’olio in mezzo mondo, ecco un siparietto che esemplifica perfettamente quello che ho descritto (i grassetti sono miei, gli errori di battitura e gli strafalcioni grammaticali sono degli originali):

il miglior metodo per nascondere qualcosa e' metterla sotto il naso di tutti.

("calcolo scientifico") di dove spruzzano , cioe le previsioni meteo sulle scie chimiche.

"Contrail Formation Forecast"

http://www-angler.larc.nasa.gov/cgi-bin/site/showdoc?docid=33&cmd=forecast

Ma la piu' bella e' questa.

Relative humidity values above 80% are good indicators of contrails in the new RUC data. You can use any pressure level , but the large values may be too warm for contrail formation.


By Blogger marzio, at 23 aprile, 2009 21:51

Il che significa che un’elevata umidità relativa è un buon indicatore di presenza di contrail.
Logico: se la temperatura è abbastanza bassa, le contrail si formano anche a RH dello 0%, persistono a partire da RH più o meno del 60%, quindi con un RH superiore all'80% è certamente facile che ci siano, anche se di sicuro non è una condizione sufficiente né tanto meno è una condizione necessaria. E come viene recepita questra str...aordinaria “scoperta” da ’o comandante e decerebrati al seguito?

Marzio, ho capito bene? Il documento NASA indica come fattore determinante per le contrails valori di umidità superiori all'80%?

By Blogger Straker, at 23 aprile, 2009 22:25


Si Straker, hai capito bene.

By Blogger mike, at 23 aprile, 2009 22:29


Se le cose stanno così abbiamo un documento N.A.S.A. (documento ufficiale) che contraddice uanto sino ad ora affermato sui blogs di Attivissimo e soci (vedi ultimime affermazioni dei disinformatori alla conferenza di Milano). Ciò sarebbe veramente un bel colpo!

By Blogger Straker, at 23 aprile, 2009 22:35

Insomma, un asino che chiede conferma ad un ciuco e poi, con il beneplacito di un mulo, pensa di aver trovato chissà quale sconvolgente rivelazione: in tre che sono non hanno capito mezza parola di quello che hanno letto, ma credono di avere fatto la scoperta del secolo, e vai di pacche sulle spalle a vicenda.

Se Rosario Marcianò se ne esce con un “articolo” contenente questa “rivelazione” completamente sconvolgente (nel senso che viene da ed è destinata a dei completi sconvolti), sicuro come l’oro che quando qualcuno gli spiegherà il perché e il percome di boiata trattasi, comincerà a delirare che esistevano documenti della NASA che affermavano che una umidità relativa dell'80 % è necessaria per la formazione delle contrail e che quei “fascisti” della NASA li hanno fatti sparire appena lui ne è venuto a conoscenza, terrorizzati dalla sua sagacia, per poi sostituirli con altri che dicono cose diverse (il tutto, ça va sans dire, straparlando anche di riscrittura orwelliana della scienza).
E a questo punto, dopo esserselo ripetuto così tante volte, probabilmente ne sarà davvero convinto, insomma sarà la prima vittima della sua stessa ciarlateneria...


...e la farsa continua, inarrestabile e sempre più demenziale.