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Visualizzazione post con etichetta bizzarro italiano sciachimista. Mostra tutti i post
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Il bizzarro italiano d’o professore


Nonostante sia professore liceale di italiano e latino, Antonio Marcianò ha dimostrato in più di un’occasione di non avere poi una gran dimestichezza con il nostro idioma (quanto volutamente non si sa): ad esempio, come esemplificato in questo mio post, non riesce a cogliere la differenza tra causa della formazione delle scie di condensa e causa del loro aumentato numero.
Oppure, come analizzato nei dettagli qui, dimostra di avere una fortissima idiosincrasia verso le espressioni «aerosol» e «materiale biologico aerodisperso», tanto da non riuscirne a capire il significato contestualizzato neanche con l’ausilio di un dizionario.

Nell’ultimo caso il nostro professore cercò di far passare come scusa alla propria incomprensione, l’uso di oscuri tecnicismi da parte del CNR, come se fosse un qualche rarissimo fenomeno l’uso di parole tecniche in pubblicazioni specialistiche, come se il concetto di «aerosol atmosferico» fosse di difficilissima comprensibilità.

Già quella era una delle scuse più zoppicanti che abbia mai letto in vita mia e sono proprio curioso di leggere cosa Zret riuscirà ad inventarsi ’sta volta, riguardo a questa sua ultima uscita, un post dove Zret tira in ballo l’articolo de «La Stampa» qui riprodotto:

articolo de La Stampa

Riferendosi ad esso, Antonio Marcianò scrive:

Il quotidiano La Stampa ha pubblicato, in data 18 marzo, un articolo che mette in correlazione, sebbene con i consueti modi dubitativi, tipici dei media di regime, le piogge cadute recentemente nella Liguria occidentale con una strana epidemia di origine virale.

«Un articolo che mette in correlazione»? «Modi dubitativi»?
Ma ’o professore l’articolo che vorrebbe commentare l’ha davvero letto tutto (e sì che è bello corto) oppure si è limitato a leggere il titolo?
Qui non ci sono tecnicismi, è solo espresso un concetto semplice semplice, usando un italiano altrettanto elementare: Zret come caspita l’avrà capita questa frase dell’articolo incriminato (il grassetto è mio)

Qualcuno ha persino collegato direttamente la pioggia alla sindrome, come se nelle gocce fosse presente un qualche strano virus. Ovviamente, non si tratta di nulla del genere.

Dove la vede la correlazione, dove li vede i modi dubitativi? Lì dice chiaro e tondo che collegare direttamente pioggia e sindrome influenzale susseguente non ha senso, che un collegamento del genere non esiste.
Ma se qualcuno scrivesse «ci sono alcune persone che sono convinte che la Terra sia piatta ma ovviamente non è affatto così», ’o professore capirebbe che quel qualcuno starebbe mettendo in dubbio la sferoidalità della Terra?
Avendo fatto studi classici, conoscerà almeno le fallaciae, in particolare quella detta «post hoc»?

A questo punto si apre un ventaglio di possibilità:
  • Zret non ha neanche letto l’articolo, figuriamoci capirlo
  • Zret l’articolo l’ha letto, ma soffre di un’acuta forma di dislessia
  • Zret l’articolo l’ha letto e non è dislessico, ma, nonostante prenda soldi per insegnarlo in un liceo, non conosce abbastanza l’italiano da riuscire a comprendere frasi lapalissiane come quella che ho evidenziato
  • Zret l’articolo l’ha letto e l’ha capito perfettamente ma ne ha volutamente stravolto il senso, convinto che i suoi lettori siano poveri boccaloni cui si può dare a bere qualsiasi frescaccia, in quanto si fidano ciecamente della sua parola senza effettuare mai nessuna verifica
Ai lettori (intendo quelli che almeno l’italiano base lo comprendono), l’ardua sentenza.


Il bizzarro italiano d’o professore


’O comandante Straker non si smentisce proprio mai, così come ’o professore Zret.

Hanno infatti scritto, ritenendolo così importante da inserirlo come link fisso nella pagina principale di uno dei loro blog dedicati alle “scie chimiche”, un “articolo” in cui si denuncerebbero presunte «contraddizioni» degli organi ufficiali (qui e qui):

Nella puntata di "Rebus: questioni di conoscenza", andata in onda il 23 novembre 2007 e trattante l'argomento "Scie chimiche", Claudio Eminente (Responsabile E.N.A.C.), interrogato sulla questione, contraddice la teoria delle "contrails" imputabili all'aumento del traffico aereo civile. Ma allora...

...ma allora Rosario e Antonio Marcianò non si stuferanno mai di raccontare balle, né di prendere per dei perfetti deficienti i loro lettori con le loro assurdità sulle “scie chimiche”.

Già, perché Eminente dice giustamente (e i due allegri imbroglioni lo riportano, autodebunkandosi clamorosamente come nel caso dei mitici «elicotteri neri») che la formazione delle contrail non dipende dall’aumento del traffico aereo, ma è il loro aumentato numero ad essere conseguenza di ciò, come assolutamente logico e lapalissiano (il grassetto è mio):

Diciamo che, ehm, sinceramente non capisco il commento, comunque, quello che si può dire è che:
a) i cosiddetti contrails, cioè le scie di condensazione, non sono collegate con un aumento del trasporto pubblico, ma ovviamente sono legate a un fenomeno chimico e fisico che è la combustione, e quindi la formazione di gas di scarico, e le condizioni atmosferiche in cui questi gas di scarico vanno a interferire. E questo è irrilevante ovviamente col fatto che ci sia un aumento, se non per un aumento del numero di scie di condensazione...

Più chiaro e più semplice di così...

Ora, che ’o comandante e ’o professore non riescano a capire concetti semplici come «aerosol» e «materiale biologico aerodisperso», tacciandoli per oscuri tecnicismi, volutamente usati dagli scienziati del CNR per risultare incomprensibili ai non addetti ai lavori (come raccontato nell’apposito articolo), è già abbastanza indicativo del fatto che i due in italiano siano alquanto scarsini (almeno così si dipingono con le loro uscite o forse sono obnubilati per le troppe “scie chimiche”), ma che non riescano a capire la differenza tra «formazione delle contrail» e «numero delle contrail» le batte proprio tutte: davvero, non è credibile che la loro ignoranza nella nostra lingua sia così abissale, anche considerato che uno dei due è pagato per insegnarla in un liceo.

L’alternativa è una sola: se non ci sono, ci fanno, cioè ci marciano alla grande, travisando bellamente e platealmente ogni singola affermazione altrui per i propri loschi fini propagandistici riguardo le solite “scie chimiche”.


Il bizzarro italiano d’o professore


Non c’è niente da fare, secondo gli ineffabili fratelli Marcianò al mondo sono tutti cretini tranne loro e i loro sodali, i nemici giurati delle «scie chimiche»: tanto cretini che, secondo i due, i malvagi artefici dell’Iper Mega Ultra Giga Complottone Totale e Globale delle suddette «scie chimiche» (che a questo punto diventano scie comiche), sono così orgogliosi delle loro malefatte da sentirsi in obbligo di spifferarle continuamente ai quattro venti.

Nel caso in questione, secondo ’o professore, è il CNR che ammetterebbe «l’esistenza delle scie chimico-biologiche», come annunciato in pompa magna, con tanto di triplice punto esclamativo (qui e qui).

Evidentemente i Marcianò considerano irrimediabilmente idioti, oltre che i malefici complottatori intrinsicamente incapaci di starsene zitti, anche i fruitori dei loro blog, visto che basta leggere il testo del CNR incriminato per accorgersi che si parla di tutt’altro, e cioè dello studio, teorico e tramite modelli fisico-matematici, del clima e dell’atmosfera, considerando tutti i vari processi che avvengono al suo interno: che scellerati, quelli del CNR, a cercare di approfondire certi argomenti blasfemi!

Ad inquietare Straker e Zret paiono essere in particolar modo le espressioni «aerosol» e «materiale biologico aerodisperso», che i due traducono più o meno come «schifezze chimiche e agenti biologici sparsi volontariamente da aeroplani ergo scie chimiche».

Ma insomma, ’sti due si danno arie di grandi esperti di meteorologia e poi non sanno che, in meteorologia appunto, con «aerosol» si intende un qualsiasi composto da particelle e corpuscoli, allo stato liquido o solido, che siano in sospensione all’interno dell’atmosfera (ivi compresi nuvole, nebbia, fumo e pulviscolo atmosferico)?
E per quanto riguarda il «materiale biologico aerodisperso», possibile che non abbiano mai sentito parlare di polline o di spore diffuse dal vento?

Inoltre, è mai possibile che un tizio che insegna italiano in un liceo, non sappia consultare un vocabolario tecnico per chiarirsi le idee su termini che evidentemente non padroneggia decentemente?
Tanta è smaccata l’ignoranza dimostrata in materia che vien da chiedersi: ’o professore davvero non conosce concetti così lapalissiani, oppure scientemente finge di non capire per motivi di bieca propaganda?


Aggiornamento

Dopo questo “articolo” (qui e qui) di chiarimento d’o professore sulla faccenda, l’unica cosa chiarita al di là di ogni dubbio è che la risposta alla domanda posta non può che essere:
Antonio Marcianò non solo non vuole capire, ma preferisce esibirsi in spettacolari arrampicate sugli specchi pur di non ammettere di aver preso una colossale cantonata.

In più, continua imperterrito a scrivere come se si rivolgesse a dei perfetti imbecilli: forse sarà convinto che ormai le «scie chimiche» abbiano compiuto il loro lavoro di rincitrullimento su tutta la popolazione mondiale.

Vediamo giusto qualche perla di Zret, direttamente dal suo allucinato post:

il vocabolo aerosol, come riportato da qualsiasi dizionario, possiede diverse accezioni:

1) TS fis., dispersione in un gas di particelle liquide o solide
2a) TS med., sospensione finemente nebulizzata di un farmaco in soluzione acquosa o oleosa,
somministrata per inalazione nella terapia delle affezioni respiratorie
2b) CO apparecchio per praticare l’aerosolterapia
3a) TS industr., liquido da nebulizzare conservato sotto pressione in appositi contenitori
3b) CO estens., confezione spray

Come si vede, l'accezione 3a si attaglia ad una dispersione di una sostanza in qualsiasi medium.

Ma che caspita di professore di italiano è, uno che non sa leggere un dizionario? L’abbreviazione TS sta per «tecnico-specialistico» (marca d’uso del «De Mauro Paravia on-line», da cui è stata copincollata da Zret la definizione di «aerosol»), quindi, visto che il termine citato è presente in un documento che parla di fisica dell’atmosfera, l’accezione giusta da considerare è la prima (TS fis.) e non certo quella che più aggrada per distorcere a proprio uso e consumo le affermazioni altrui: ma è davvero così difficile da capire per un professore liceale?

E più avanti:

Il prefissoide “aero” (dal greco aer, aria), infatti, si riferisce sia a tutto ciò che ha connessione con l’aria, ma è anche elemento linguistico collegato agli aerei, come in parole quali "aeroporto", "aeroclub", "aerocisterna" etc.

Ancora? Allora evidentemente per ’o professore, è davvero impresa ardua capire che quel trattato riguarda la fisica dell’atmosfera, non l’aeronautica, e che quindi il prefisso «aero» è senza dubbio riferito all’aria e non agli aeroplani.
Francamente, quando frequentavo il liceo io, i professori erano molto più svegli e preparati del nostro Antonio Marcianò: a meno che ci marci anzichenò.

Ma i tentativi di stuprare la lingua italiana per i propri porci comodi, non sono finiti:

In questo caso i negatori del fenomeno chemtrails asseriscono che l'espressione “materiale biologico aerodisperso” si riferisce a normalissimi pollini che sono presenti in atmosfera. Nondimeno questa interpretazione è veramente capziosa.
In primo luogo, infatti, il verbo “aerodisperso” è un participio passato passivo che sembra indicare un'azione subita da un materiale biologico e non pare essere un riferimento a pollini di piante che, naturalmente, si diffondono nell'aria per mezzo del vento.

Infatti, caro il nostro professore, infatti: il polline non svolazza motu proprio in quanto fornito di ali, ma appunto perché subisce l’azione del vento, che lo disperde.
Incredibile come certa gente, pur di non ammettere di aver detto una sciocchezza, si inventi sciocchezze ancor più clamorose per difendere l’indifendibile, e abbia pure la faccia tosta colossale di dire che sarebbero gli altri, a fare interpretazioni capziose.

Non ancora soddisfatto, Zret insiste nel cercare di introdurre altre forzature lessicali:

Ancora più esplicita è l'espressione successiva, ossia "immissione, trasporto e diffusione, interazione con altro materiale particolato". Ora, non è impossibile immaginare che a qualche agente naturale si confacciano azioni come l'"immissione, il trasporto, la diffusione, l’interazione con altro materiale particolato", ma, quelli riportati (soprattutto "immissione" e "trasporto"), sono sostantivi che possono evocare anche una precisa attività basata su varie operazioni, tra cui appunto la deliberata diffusione in atmosfera di sostanze biologiche.

cioè, in altre parole, tra due possibili interpretazioni è senz’altro giusta la più bislacca e completamente fuori contesto, solo perché lo dice lui, quello che non sa consultare decentemente un dizionario…

E ancora:

Sono questioni semantiche piuttosto sottili: d’altronde non ci si può aspettare che le istituzioni ammettano, apertis verbis, di compiere distruttive azioni chimiche e biologiche.

Qualcuno dovrebbe avvertire Zret che il modo migliore di mantenere un segreto è di non parlarne, anziché farne seppur velati accenni su internet, a disposizione di cani e porci.
E già che ci siamo, quel qualcuno dovrebbe informare ’o professore che nel mondo reale, al contrario di quello che accade nei romanzi di fantaspionaggio di serie Z in cui sembra convinto di vivere, i cattivoni di turno non sono così idioti da farsi belli spargendo volontariamente indizi ovunque per prendersi gioco dell’eroe destinato a sconfiggerli.

Si prosegue per la serie «spariamo un’altra balla di dimensioni ciclopiche, che tanto ormai, una più, una meno»:

Eppure, tra le righe di molti documenti del C.N.R., a volte in modo neanche tanto sibillino, si possono leggere cenni ad irrorazioni chimiche et similia.

Certo, come no: basta dare alle parole il significato distorto che si vuole, invece di quello corretto nel contesto dello scritto, come Zret sta facendo da ben due “articoli”.

Per poi finire in bellezza:

Esaminando il linguaggio irto di tecnicismi (talvolta arbitrari), di eufemismi, di circonlocuzioni... si può quindi evincere la vera natura degli "studi" promossi dal C.N.R. Come il latinorum di don Abbondio non può ingannare Renzo più di tanto, così le espressioni cifrate e fumose di certi "ricercatori" possono confondere ed irretire solo dei completi ed "attivissimi" sprovveduti.

Quindi per ’o professore risulta strano che in una pubblicazione tecnico-scientifica siano presenti dei tecnicismi, ritenendola una cosa davvero incredibile, ai limiti dell’oltraggio.

Si badi bene che, a sentire Zret, se lui non capisce tali tecnicismi, non è una sua lacuna che potrebbe colmare semplicemente avendo l’umiltà di informarsi su ciò che non conosce della materia, invece di pretendere di trattarla dall’alto del nulla, niente affatto: sarebbero gli studiosi ad esprimersi volontariamente in modo arcano per non farsi capire e chi, al contrario suo, comprende perfettamente la materia, viene dipinto da ’o professore come uno «sprovveduto» che si fa «confondere ed irretire».
Signore e signori, benvenuti nel mirabolante mondo alla rovescia secondo Antonio Marcianò, mondo in cui chi conosce e padroneggia a fondo gli argomenti trattati è un sempliciotto mentre chi ne è completamente a digiuno e leggendone prende continuamente fischi per fiaschi, è un genio che ha capito tutto di tutto nella, e della, vita.


In conclusione, ciò che dovrebbe far riflettere chi ancora dà credito a certi figuri, è appunto che Zret, nella sua smisurata boria, piuttosto che informarsi sul significato di ciò che non conosce, preferisca fare disquisizioni semantiche senza senso, estrapolando bellamente le parole dal contesto in cui sono usate, con l’evidente scopo di travisare completamente il significato degli scritti altrui ad esclusivo beneficio delle proprie tesi preconcette e prive di sostanza su ’ste benedette «scie chimiche»: come detto trattasi, né più né meno, di biechi metodi di propaganda.

Che personcina intellettualmente onesta, ’o professore…